Che cosa significa extraprofitti

Un extraprofitto è, in senso generale, un profitto superiore a quello ritenuto normale per un’impresa, un settore o una determinata fase economica. Può derivare da un evento eccezionale, da un improvviso cambiamento dei prezzi o da condizioni esterne che favoriscono un’attività senza che i suoi costi aumentino nella stessa misura.

Per le banche non esiste una riga di bilancio chiamata extraprofitti e non c’è una formula universale che separi automaticamente il profitto normale da quello extra. Per misurarlo bisogna scegliere un confronto: un anno precedente, una media pluriennale, un rendimento normale del capitale oppure una specifica componente dei ricavi. La scelta della soglia è quindi anche politica e fiscale.

Il termine non indica un guadagno illegale. Una banca può conseguire utili molto elevati rispettando le regole; frodi, manipolazioni e pratiche commerciali scorrette sono questioni diverse, valutate dalle autorità competenti sulla base di norme specifiche.

Come guadagna una banca

Una parte centrale dei ricavi è il margine d’interesse: la differenza tra gli interessi che la banca incassa su mutui, prestiti, titoli e altre attività e quelli che paga su depositi, obbligazioni e altre fonti di raccolta. Se incassa 5 miliardi di interessi e ne paga 2, il margine d’interesse è 3 miliardi, ma non è ancora l’utile netto.

Al margine si aggiungono commissioni su conti, pagamenti, investimenti e servizi, oltre ai risultati delle attività finanziarie. Si sottraggono costi del personale e delle strutture, tecnologia, contributi, svalutazioni dei crediti, accantonamenti, perdite e imposte. Solo dopo queste componenti si arriva all’utile netto.

Per questo margine d’interesse, ricavi e utile non sono sinonimi. Una tassa calcolata sull’aumento del margine può colpire un indicatore cresciuto anche quando altre voci del conto economico peggiorano; viceversa l’utile può restare alto mentre il margine d’interesse scende, grazie a commissioni o proventi non ricorrenti.

Perché il rialzo dei tassi può aumentare i profitti

Quando i tassi ufficiali salgono rapidamente, molti mutui a tasso variabile e nuovi prestiti vengono aggiornati in tempi brevi. I conti correnti, invece, possono continuare a riconoscere interessi molto bassi, mentre depositi vincolati e obbligazioni si adeguano con tempi e intensità differenti. Se il rendimento delle attività cresce più del costo della raccolta, il margine della banca si amplia.

È ciò che ha alimentato il dibattito europeo dopo la stretta monetaria iniziata nel 2022. Le famiglie con finanziamenti variabili hanno sostenuto rate più alte e i risparmiatori non sempre hanno ricevuto un aumento equivalente sui depositi; nello stesso periodo numerose banche hanno registrato una forte crescita del margine d’interesse e degli utili.

L’effetto non è uguale per tutti gli istituti. Contano la quota di prestiti a tasso fisso o variabile, la durata di titoli e finanziamenti, la quantità di depositi poco remunerati, il ricorso al mercato per finanziarsi, le coperture sui tassi e la qualità del credito. Anche per questo non tutti gli utili elevati possono essere attribuiti allo stesso fattore.

Come si decide qual è la parte extra

Un metodo semplice confronta il risultato di un anno eccezionale con quello di un anno base. Se il margine passa da 100 a 150 e la legge considera normale un incremento fino a 110, la parte oltre la soglia è 40. Un altro metodo potrebbe confrontare il rendimento sul capitale con la media storica o sottrarre anche maggiori costi e rischi.

Ogni metodo produce un risultato diverso. Un anno base particolarmente debole può gonfiare l’incremento; un anno base molto favorevole può ridurlo. Una tassa sui ricavi non considera necessariamente perdite su titoli, crediti deteriorati o maggior costo della raccolta, mentre una tassa sull’utile può essere influenzata da molte altre voci contabili.

Dire che una banca ha realizzato extraprofitti è quindi una valutazione che deve indicare sia il parametro sia il periodo di confronto. Senza questi due elementi, la parola descrive un giudizio sull’eccezionalità del guadagno, non una misura contabile precisa.

Come funzionava l’imposta italiana del 2023

L’articolo 26 del decreto-legge 104 del 2023, modificato dalla legge di conversione 136 del 2023, ha introdotto un’imposta straordinaria a carico delle banche operanti in Italia, comprese le succursali italiane di banche estere. La misura riguardava il 2023 ed era una tantum: non è un prelievo che si riapplica automaticamente ogni anno.

L’aliquota era del 40% sulla parte del margine d’interesse del 2023 che superava del 10% quello del 2021. In termini semplificati, con un margine di 1 miliardo nel 2021 e di 1,5 miliardi nel 2023, la soglia sarebbe stata 1,1 miliardi e la base imponibile 400 milioni; il 40% sarebbe stato 160 milioni prima dell’applicazione del tetto.

L’imposta dovuta da ciascuna banca non poteva superare lo 0,26% dell’esposizione complessiva al rischio, cioè delle attività ponderate per il rischio secondo le regole prudenziali. Non era deducibile dalle imposte sui redditi né dall’IRAP. La formula legale colpiva quindi un incremento del margine d’interesse, non l’utile netto complessivo definito impropriamente extra.

L’alternativa della riserva non distribuibile

In sede di approvazione del bilancio 2023, ogni banca poteva evitare il versamento destinando a una specifica riserva non distribuibile almeno due volte e mezzo l’imposta calcolata. Se, per esempio, il prelievo teorico era 100 milioni, occorreva vincolare almeno 250 milioni nel patrimonio.

Questa opzione non equivaleva a incassare liberamente l’importo. La riserva doveva rispettare i requisiti per essere computata nel capitale primario di classe 1 e non poteva essere distribuita agli azionisti. Se in futuro viene usata per distribuire utili, la banca deve pagare l’imposta entro trenta giorni, maggiorata degli interessi calcolati con riferimento al tasso sui depositi presso la BCE.

La norma vietava inoltre di trasferire gli oneri dell’imposta sui costi dei servizi offerti a imprese e clienti finali e affidava all’Autorità garante della concorrenza e del mercato la vigilanza sul divieto.

Gli extraprofitti esistono ancora nel 2026?

Il termine continua a essere usato nel dibattito pubblico, ma la specifica imposta dell’articolo 26 era riferita al 2023. Per parlare di un nuovo prelievo servirebbe una nuova disposizione o una diversa misura prevista dalla legge; non basta che un istituto presenti utili elevati.

I dati più recenti mostrano inoltre che la composizione dei profitti cambia con il ciclo dei tassi. Nel Rapporto sulla stabilità finanziaria di aprile 2026, Banca d’Italia indica per il 2025 un ROE del sistema bancario italiano salito al 13,8% dal 12,7%, ma osserva che il margine d’interesse è diminuito: il calo è stato compensato da commissioni, negoziazione, componenti non ricorrenti, costi più bassi e minori imposte.

Questo dato aiuta a capire perché non si può identificare automaticamente ogni utile bancario elevato con il vantaggio prodotto dai tassi. Nel 2025 la redditività è rimasta sostenuta anche se la componente che aveva motivato l’imposta straordinaria si è ridotta.

Che cosa succede quando i tassi scendono

Quando i tassi ufficiali vengono ridotti, il rendimento dei nuovi prestiti e di molte attività a tasso variabile tende a scendere. Se il costo dei depositi e delle altre fonti di finanziamento non diminuisce altrettanto rapidamente, il margine d’interesse si restringe. L’effetto può comparire con ritardo perché prestiti, titoli e coperture hanno scadenze diverse.

Non è però una relazione meccanica. Una banca può aumentare i volumi di credito, vendere più servizi, ridurre i costi o beneficiare di meno svalutazioni; può anche subire perdite su crediti se famiglie e imprese sono in difficoltà. Per valutare la redditività occorre quindi leggere l’intero conto economico e gli indicatori patrimoniali, non soltanto il livello dei tassi BCE.

Perché alcuni sostengono la tassa

Chi sostiene un prelievo straordinario ritiene che una parte dell’aumento derivi da una condizione eccezionale creata dalla politica monetaria, più che da maggiori investimenti o efficienza. Sottolinea inoltre l’asimmetria tra il rapido rincaro di mutui e prestiti e la remunerazione spesso più lenta dei conti correnti.

In questa prospettiva, una quota del guadagno può essere destinata alla finanza pubblica o a interventi per famiglie e imprese colpite da inflazione e rate più alte. Un’imposta con soglie e durata definite può anche cercare di colpire solo l’incremento eccezionale, lasciando intatta la parte di redditività considerata ordinaria.

Perché altri la criticano

I critici osservano che stabilire dopo l’inizio del periodo quale profitto sia extra aumenta l’incertezza fiscale e può scoraggiare investitori e raccolta di capitale. Se la base è il margine d’interesse invece dell’utile netto, la tassa non tiene pienamente conto del maggior costo della raccolta, delle perdite sui titoli o del rischio che i debitori non paghino.

La BCE, nel parere sulla misura italiana del 2023, ha segnalato possibili effetti su solidità, capacità di concedere credito, costo dei finanziamenti e frammentazione del sistema europeo. Non ha affermato che ogni tassa bancaria sia vietata, ma ha chiesto di valutarne attentamente il disegno e l’impatto sulla resilienza degli intermediari.

Gli utili trattenuti rafforzano infatti il capitale con cui una banca assorbe le perdite e sostiene i prestiti. Ciò non significa che un prelievo debba necessariamente ridurre il credito: l’effetto reale dipende dall’entità della tassa, dal capitale già disponibile, dalle scelte di dividendo e dalla concorrenza.

Chi paga davvero: banca, azionisti o clienti?

Dal punto di vista giuridico, il soggetto tenuto al pagamento è la banca. Nel caso italiano del 2023 la legge vietava espressamente di trasferire l’onere sui prezzi dei servizi alla clientela. Se viene scelta la riserva, la conseguenza immediata è soprattutto una minore quantità di utili distribuibili agli azionisti.

Dal punto di vista economico, l’incidenza finale di una tassa può essere più complessa. Nel tempo un intermediario potrebbe ridurre dividendi, modificare costi, condizioni del credito o remunerazione della raccolta, ma concorrenza, controlli e domanda limitano queste scelte. Non è quindi corretto affermare in modo automatico che il costo ricada tutto sui correntisti o, al contrario, soltanto sugli azionisti.

Che cosa cambia per risparmiatori e mutuatari

Una notizia sugli extraprofitti non modifica da sola il contratto di conto o di mutuo. Chi ha un finanziamento deve guardare al tipo di tasso, all’indice di riferimento, allo spread contrattuale e alle condizioni per surroga o rimborso anticipato. Chi deposita risparmi può confrontare il tasso effettivo, i vincoli, i costi e la protezione del fondo di garanzia.

Il confronto tra interessi pagati sui prestiti e riconosciuti sui depositi aiuta a capire il margine bancario, ma non basta per scegliere un prodotto. Per prestiti e mutui è più utile confrontare il TAEG, che include molti costi oltre al tasso; per conti e depositi bisogna valutare rendimento netto, commissioni, durata, svincolo e solidità dell’intermediario.

Domande frequenti sugli extraprofitti bancari

Extraprofitti e utile netto sono la stessa cosa? No. L’utile netto è una voce di bilancio calcolata dopo costi, rettifiche e imposte; extraprofitti è un’etichetta per la parte ritenuta eccezionale. La tassa italiana del 2023 usava come base l’aumento del margine d’interesse.

Tutte le banche guadagnano quando i tassi salgono? Non necessariamente. Dipende dalla struttura di prestiti, depositi, titoli, debiti, coperture e rischi. Tassi più alti possono anche aumentare il costo della raccolta, ridurre il valore di alcuni titoli e rendere più difficile ai clienti rimborsare i debiti.

L’imposta del 2023 è ancora dovuta ogni anno? No: quella disciplina era straordinaria e riferita al 2023. Una nuova tassa o un contributo futuro devono essere previsti da una nuova norma e possono avere base, aliquota e finalità differenti.

Casi particolari

  • Gli extraprofitti non sono una voce del bilancio e non hanno una definizione economica universale.
  • Il margine d’interesse è la differenza tra interessi incassati e pagati; non coincide con l’utile netto.
  • Il rialzo dei tassi può ampliare il margine se i prestiti si adeguano più rapidamente dei depositi.
  • La risposta cambia da banca a banca in base a prestiti, raccolta, titoli, coperture e rischio di credito.
  • L’imposta italiana dell’articolo 26 era una misura straordinaria riferita al 2023, non automatica ogni anno.
  • L’aliquota era del 40% sull’incremento del margine 2023 oltre il 110% del margine 2021.
  • Il prelievo aveva un tetto pari allo 0,26% delle attività ponderate per il rischio.
  • In alternativa al pagamento si poteva vincolare una riserva non distribuibile pari ad almeno 2,5 volte l’imposta.
  • La legge vietava di trasferire l’onere dell’imposta sui costi dei servizi per imprese e clienti finali.
  • Utili elevati non significano profitti illeciti e non producono automaticamente una riduzione delle rate o dei costi bancari.

Verifica le informazioni

Fonti ufficiali e affidabili

01
Redditività e margine d’interesse delle banche italiane nel 2025

Banca d’Italia – Rapporto sulla stabilità finanziaria 1/2026

02
Relazione annuale sul 2025 in sintesi

Banca d’Italia

03
Imposta straordinaria sulle banche: base, tetto e riserva

Banca d’Italia – Relazione annuale sul 2023

04
Testo della legge 136/2023 e articolo 26 coordinato

Gazzetta Ufficiale

05
Parere sull’imposta straordinaria italiana sugli enti creditizi

Banca Centrale Europea – CON/2023/26

06
Redditività record e rischi per le banche europee

Banca Centrale Europea – Rapporto annuale 2023