Che cos’è l’Assegno di inclusione: la risposta breve

L’Assegno di inclusione, abbreviato ADI, è una misura contro povertà, fragilità ed esclusione sociale attiva dal 1° gennaio 2024. L’INPS riconosce un contributo economico al nucleo familiare, ma il sostegno è collegato anche a un percorso personalizzato di inclusione sociale e, per chi può lavorare, di attivazione professionale.

Non è un assegno destinato automaticamente a tutte le persone disoccupate o con ISEE basso. Nel nucleo deve esserci almeno un componente appartenente a una delle categorie tutelate e devono essere rispettate contemporaneamente tutte le soglie economiche e patrimoniali.

La domanda si presenta all’INPS, direttamente online oppure tramite patronato o CAF convenzionato. Per far partire il beneficio il richiedente deve inoltre iscrivere il nucleo al SIISL e sottoscrivere il Patto di attivazione digitale, detto PAD.

A chi spetta l’ADI

L’ADI può essere riconosciuto a un nucleo familiare nel quale sia presente almeno un minorenne, una persona con disabilità ai fini ISEE, una persona con almeno 60 anni oppure una persona in condizione di svantaggio inserita in un programma di cura e assistenza certificato dalla pubblica amministrazione.

La condizione di svantaggio non può essere autodichiarata in modo generico. Deve risultare da una certificazione della pubblica amministrazione e da un programma di cura e assistenza già esistente al momento della domanda. Nel modulo INPS vanno indicati gli estremi della certificazione.

Dal 2026 sono previste regole specifiche anche per i titolari di permessi di soggiorno per casi speciali indicati dagli articoli 18, 18-bis e 18-ter del Testo unico sull’immigrazione. Per queste situazioni è opportuno verificare la scheda INPS aggiornata o rivolgersi a un patronato, perché alcuni requisiti ordinari non si applicano nello stesso modo.

Requisiti di cittadinanza e residenza

In via ordinaria il richiedente deve essere cittadino italiano o dell’Unione europea, oppure familiare con diritto di soggiorno, cittadino di un Paese terzo con permesso UE per soggiornanti di lungo periodo, titolare di protezione internazionale o apolide secondo le condizioni indicate dall’INPS.

Al momento della domanda deve risultare residente in Italia da almeno cinque anni, di cui gli ultimi due continuativi. La residenza in Italia deve permanere durante l’erogazione ed è richiesta anche ai componenti del nucleo considerati nella scala di equivalenza.

Esistono inoltre requisiti soggettivi: il richiedente non deve essere sottoposto a determinate misure cautelari o di prevenzione e non deve avere alcune condanne definitive intervenute nei dieci anni precedenti. Le dimissioni volontarie di un componente soggetto agli obblighi di attivazione possono impedire l’accesso per dodici mesi, salvo giusta causa e le eccezioni previste dalla legge.

ISEE e reddito familiare: le soglie 2026

Il nucleo deve avere un ISEE in corso di validità non superiore a 10.140 euro. Dal 1° gennaio 2026, per l’ADI viene usato il nuovo ISEE per specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione, calcolato con criteri più favorevoli per famiglie con figli e proprietari dell’abitazione principale.

Nel nuovo calcolo ISEE la franchigia dell’abitazione principale è salita a 91.500 euro e a 120.000 euro nei Comuni capoluogo delle Città metropolitane; aumenta inoltre di 2.500 euro per ogni figlio convivente successivo al primo. Sono state rafforzate anche le maggiorazioni della scala di equivalenza usata per questo ISEE nei nuclei con figli.

Oltre all’ISEE, il reddito familiare deve essere inferiore a 6.500 euro annui moltiplicati per la scala di equivalenza ADI. Per i nuclei composti soltanto da persone di almeno 67 anni, oppure da persone di almeno 67 anni insieme a familiari tutti con disabilità grave o non autosufficienza, la soglia base è 8.190 euro. Se il nucleo vive in affitto regolarmente indicato nella DSU, la soglia di reddito per l’accesso sale a 10.140 euro.

ISEE e reddito familiare sono due controlli diversi: essere sotto la soglia ISEE non garantisce da solo il diritto. L’INPS verifica anche redditi, trattamenti assistenziali rilevanti, composizione del nucleo e informazioni presenti nelle banche dati pubbliche.

Patrimonio immobiliare, risparmi e veicoli

Il patrimonio immobiliare diverso dall’abitazione principale non deve superare 30.000 euro ai fini IMU. Per questo requisito specifico ADI, dal patrimonio complessivo viene sottratto il valore ai fini IMU della casa di abitazione fino a 150.000 euro: è un controllo distinto dal calcolo dell’ISEE 2026.

Il patrimonio mobiliare non deve superare 6.000 euro per un componente. La soglia cresce di 2.000 euro per ogni componente successivo al primo fino a 10.000 euro, di 1.000 euro per ogni minorenne successivo al secondo e di ulteriori importi in presenza di disabilità: 5.000 euro per ciascun componente con disabilità e 7.500 euro per ciascun componente con disabilità grave o non autosufficiente.

Nessun componente deve possedere o avere piena disponibilità di autoveicoli oltre 1.600 centimetri cubici o motoveicoli oltre 250 centimetri cubici immatricolati per la prima volta nei 36 mesi precedenti, salvo i mezzi con agevolazioni fiscali per disabilità. Sono esclusi anche i nuclei con disponibilità di navi, imbarcazioni da diporto o aeromobili.

Quanto spetta e come si calcola

Non esiste un importo uguale per tutti. La quota principale integra il reddito familiare fino alla soglia di 6.500 euro annui moltiplicata per la scala di equivalenza. Per i nuclei composti soltanto da persone di almeno 67 anni, o da over 67 insieme a familiari tutti con disabilità grave o non autosufficienza, il riferimento è 8.190 euro annui moltiplicati per la scala.

Se il nucleo vive in affitto con contratto regolarmente registrato può aggiungersi una quota pari al canone, fino a 3.640 euro l’anno. Il limite scende a 1.950 euro per i nuclei formati soltanto da persone di almeno 67 anni o da over 67 e familiari tutti con disabilità grave o non autosufficienza.

Il beneficio non può essere inferiore a 480 euro annui. La scala di equivalenza parte da 1 e aumenta in base ai componenti tutelati e ai carichi di cura, fino a 2,2; può arrivare a 2,3 in presenza di disabilità grave o non autosufficienza. Per conoscere l’importo effettivo servono quindi reddito, composizione del nucleo, scala applicabile e canone di locazione.

Il pagamento avviene ogni mese sulla Carta di inclusione, o Carta ADI, rilasciata da Poste Italiane. La carta consente acquisti ammessi, pagamento di affitto o mutuo e utenze secondo le regole della misura, oltre a prelievi di contante entro limiti specifici.

Come fare domanda all’INPS

Prima di presentare la domanda è utile avere un ISEE valido e controllare che la DSU riporti correttamente nucleo, casa in affitto ed eventuali condizioni rilevanti. La richiesta può essere inviata dal servizio ADI sul sito INPS con identità digitale, oppure tramite un patronato o un CAF convenzionato.

Dopo la domanda il richiedente deve registrarsi sulla piattaforma SIISL e sottoscrivere il PAD del nucleo. L’INPS verifica requisiti economici, anagrafici e soggettivi, anche incrociando dati con Comuni e altre amministrazioni.

Se la domanda viene accolta, il beneficio decorre dal mese successivo alla sottoscrizione del PAD. Le disposizioni di pagamento seguono il calendario INPS e l’esito delle verifiche; la Carta ADI viene resa disponibile attraverso Poste Italiane secondo le comunicazioni ricevute dal beneficiario.

Che cosa bisogna fare dopo la domanda

La Carta ADI non è scollegata dal percorso di inclusione. Entro 120 giorni dalla firma del PAD il nucleo deve presentarsi al primo appuntamento con i servizi sociali, che effettuano una valutazione multidimensionale e definiscono il Patto per l’inclusione sociale.

I beneficiari non attivabili al lavoro devono aggiornare la propria posizione ogni 90 giorni presso i servizi sociali o i patronati. I componenti tra 18 e 59 anni ritenuti attivabili compilano il curriculum e il PAD individuale sul SIISL e devono sottoscrivere il Patto di servizio personalizzato entro 60 giorni dalla comunicazione di attivabilità, con aggiornamenti periodici.

Sono esclusi dagli obblighi di attivazione lavorativa, tra gli altri, i titolari di pensione diretta o le persone di almeno 60 anni, i componenti con disabilità, le persone con patologie oncologiche, chi ha determinati carichi di cura e le persone inserite in percorsi di protezione dalla violenza di genere. Restano gli eventuali impegni sociali concordati per il nucleo.

Saltare appuntamenti o obblighi senza giustificato motivo può causare sospensione o decadenza. Anche l’adempimento dell’obbligo scolastico dei minorenni e, per i beneficiari tra 18 e 29 anni, dell’obbligo di istruzione è collegato al mantenimento della misura.

Si può lavorare mentre si riceve l’ADI?

Sì, l’ADI non vieta automaticamente di lavorare. Quando uno o più componenti iniziano un lavoro dipendente, il maggior reddito non riduce il beneficio entro il limite complessivo di 3.000 euro lordi annui per il nucleo; la parte eccedente viene invece considerata nel ricalcolo.

Il reddito presunto da lavoro dipendente deve essere comunicato all’INPS entro 30 giorni dall’avvio tramite il modello ADI-Com Esteso. In mancanza della comunicazione il pagamento può essere sospeso e, trascorsi i termini previsti, il diritto può decadere.

L’avvio di impresa o lavoro autonomo deve essere comunicato all’INPS entro il giorno precedente. Il beneficio resta invariato per le due mensilità successive alla variazione, poi viene aggiornato trimestralmente; il reddito va comunicato con le modalità e le scadenze previste dal modello. Anche altre variazioni del nucleo, del patrimonio o dei requisiti devono essere comunicate tempestivamente.

Quanto dura e che cosa cambia nei rinnovi 2026

L’ADI dura al massimo 18 mesi consecutivi. Se i requisiti restano validi, può essere rinnovato con una nuova domanda per ulteriori periodi di 12 mesi.

Dal 1° gennaio 2026 è stato eliminato il mese di sospensione che prima separava il primo ciclo dal rinnovo e i successivi cicli di 12 mesi. La nuova domanda di rinnovo può essere presentata dal mese successivo all’ultimo pagamento, anche da un diverso componente maggiorenne del nucleo.

La prima mensilità di ciascun rinnovo è però pari al 50 per cento dell’importo spettante; dalla seconda mensilità il pagamento torna intero. L’INPS ha confermato questa disciplina anche nelle indicazioni operative sui rinnovi pubblicate nel 2026.

Il rinnovo non è automatico: l’INPS verifica nuovamente i requisiti e, se la composizione del nucleo è cambiata, il pagamento decorre dopo la firma del nuovo PAD.

Domande frequenti

L’ADI è erogato dall’INPS? Sì. L’INPS riceve la domanda, verifica i requisiti e dispone il pagamento sulla Carta ADI; i percorsi di inclusione coinvolgono anche SIISL, Comuni, servizi sociali e centri per l’impiego.

Basta un ISEE sotto 10.140 euro? No. Servono una delle condizioni familiari tutelate e tutti i requisiti di reddito, patrimonio, residenza, cittadinanza o soggiorno e beni durevoli.

Una persona sola può riceverlo? Sì, se rientra per esempio tra gli over 60, le persone con disabilità o quelle in svantaggio certificato, e soddisfa tutti gli altri requisiti.

Chi è disoccupato ma ha tra 18 e 59 anni può chiederlo? La sola disoccupazione non basta. Se nel nucleo non vi sono minorenni, persone con disabilità, over 60 o componenti in svantaggio certificato, va verificata l’eventuale possibilità di accedere al Supporto per la formazione e il lavoro.

L’ADI sostituisce la NASpI? No. La NASpI è un’indennità di disoccupazione legata ai contributi e alla perdita involontaria del lavoro; l’ADI è una misura familiare sottoposta alla prova dei mezzi e a condizioni diverse.

Fonti e aggiornamento 2026

La scheda è aggiornata al 1° settembre 2026 sulla base della normativa vigente e delle informazioni pubblicate da INPS e Ministero del Lavoro. Le soglie e le procedure possono cambiare: prima della domanda è opportuno controllare la scheda servizio INPS e un ISEE aggiornato.

Le principali novità 2026 sono l’ISEE specifico per le prestazioni familiari e di inclusione, con franchigia più alta per l’abitazione principale e maggiorazioni per i figli, e il rinnovo senza mese di sospensione, con prima mensilità al 50 per cento.

Questa guida spiega le regole generali e non sostituisce la verifica del caso concreto da parte dell’INPS, di un CAF o di un patronato.

Casi particolari

  • L’ADI non spetta a tutte le persone con ISEE basso: nel nucleo deve esserci almeno una condizione tutelata.
  • La soglia ISEE 2026 è 10.140 euro, ma esistono anche distinti limiti di reddito e patrimonio.
  • Dal 2026 il calcolo ISEE per l’ADI è più favorevole per famiglie con figli e proprietari dell’abitazione principale.
  • La franchigia ISEE della casa di abitazione è 91.500 euro o 120.000 euro nei capoluoghi delle Città metropolitane, con incrementi per i figli.
  • Il limite immobiliare specifico ADI è un controllo distinto dal calcolo ISEE.
  • L’importo dipende da reddito familiare, scala di equivalenza e affitto; non è uguale per tutti.
  • La domanda va inviata all’INPS e completata con iscrizione al SIISL e firma del PAD.
  • Il primo appuntamento con i servizi sociali deve avvenire entro 120 giorni dalla firma del PAD.
  • L’avvio di un lavoro va comunicato: per il lavoro dipendente il termine ordinario è 30 giorni.
  • Il maggior reddito da lavoro non incide sull’importo entro 3.000 euro lordi annui complessivi per il nucleo.
  • Il primo ciclo dura fino a 18 mesi e i rinnovi fino a 12 mesi.
  • Dal 2026 non c’è più il mese di sospensione tra i cicli, ma la prima mensilità del rinnovo è al 50 per cento.
  • La scheda è informativa: per il diritto effettivo fanno fede controlli INPS, DSU e normativa vigente.

Verifica le informazioni

Fonti ufficiali e affidabili

01
Assegno di Inclusione (ADI): servizio e requisiti aggiornati

INPS

02
Assegno di inclusione: requisiti, importi e percorsi

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

03
Nuovo ISEE per prestazioni familiari e inclusione

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

04
Assegno di Inclusione: le novità 2026

INPS

05
Carte ADI e modalità di rinnovo nel 2026

INPS