Dove si trova l’Iran
L’Iran si trova nell’Asia occidentale ed è comunemente incluso nel Medio Oriente. Occupa il grande altopiano iranico tra il Mar Caspio a nord e il Golfo Persico e il Golfo di Oman a sud.
La capitale è Teheran. Secondo le Nazioni Unite, il Paese ha una superficie di circa 1,63 milioni di chilometri quadrati e una popolazione stimata in circa 92,4 milioni di abitanti nel 2025.
La posizione lo colloca all’incrocio fra Medio Oriente, Caucaso, Asia centrale e Asia meridionale. Questo aiuta a capire perché eventi che riguardano l’Iran possano avere conseguenze ben oltre i suoi confini.
Con quali Paesi confina
A ovest l’Iran confina con Iraq e Turchia; a nord-ovest con Armenia e Azerbaigian; a nord-est con Turkmenistan; a est con Afghanistan e Pakistan.
A nord possiede una lunga costa sul Mar Caspio. A sud si affaccia sul Golfo Persico e sul Golfo di Oman, dai quali si raggiunge il Mar Arabico e quindi l’Oceano Indiano.
L’Iran non è un Paese arabo: la lingua ufficiale è il persiano, o farsi, e la sua storia e identità sono prevalentemente persiane. Fa però parte del sistema politico ed economico mediorientale e condivide frontiere e acque con diversi Paesi arabi.
Perché la posizione geografica è così importante
L’Iran è un ponte terrestre naturale fra Anatolia e Mesopotamia, Caucaso e Asia centrale, Afghanistan e subcontinente indiano. Chi attraversa l’area da est a ovest o dal Caspio all’Oceano Indiano deve spesso considerare il territorio iraniano o le rotte che lo circondano.
Questa posizione offre opportunità commerciali, ferroviarie ed energetiche, ma espone anche il Paese alle tensioni di più aree geopolitiche. L’Iran è contemporaneamente vicino al mondo arabo, alla Turchia, alle repubbliche ex sovietiche, alla Russia e alle vie verso Pakistan e India.
Il territorio è inoltre protetto e condizionato da grandi catene montuose, soprattutto Zagros e Alborz, e da vaste zone desertiche. La geografia ha storicamente favorito la continuità dello Stato iraniano e reso complesso un eventuale controllo militare dall’esterno.
Lo Stretto di Hormuz: il punto chiave
Lo Stretto di Hormuz collega il Golfo Persico con il Golfo di Oman e il Mar Arabico. Sulla sponda settentrionale si trova l’Iran; su quella meridionale si trovano Oman ed Emirati Arabi Uniti. È una delle principali strozzature marittime del mondo.
Nel primo semestre del 2025, secondo la U.S. Energy Information Administration, nello stretto sono transitati in media 20,9 milioni di barili al giorno di petrolio e prodotti liquidi: circa il 20% del consumo mondiale e un quarto del petrolio scambiato via mare.
Arabia Saudita ed Emirati dispongono di oleodotti che possono aggirare Hormuz, e anche l’Iran ha una via alternativa verso il Golfo di Oman. La capacità complessiva di queste rotte è però molto inferiore ai volumi che normalmente attraversano lo stretto.
L’Iran controlla lo Stretto di Hormuz?
Dire che l’Iran controlla da solo Hormuz è impreciso. Lo stretto si trova tra le coste iraniane e quelle di Oman ed Emirati, e la navigazione internazionale è regolata dal diritto del mare.
L’Iran possiede però una lunga costa, isole, porti e capacità militari affacciati sul passaggio. Può quindi influire in modo significativo sulla sicurezza della navigazione e sui rischi percepiti da navi, assicuratori e mercati.
Anche senza una chiusura totale, attacchi, sequestri, mine, minacce o restrizioni possono ridurre il traffico e far aumentare costi di trasporto, assicurazione e petrolio. È questa capacità di incidere su una rotta globale a renderlo strategico.
Che cosa è successo nel 2026
Nel secondo trimestre del 2026 le tensioni e le ostilità nella regione hanno mostrato concretamente la vulnerabilità della rotta. La EIA stima che i flussi di petrolio e liquidi attraverso Hormuz siano scesi in media a 4,9 milioni di barili al giorno, dai 21,6 milioni del quarto trimestre 2025.
Il 17 giugno 2026 Stati Uniti e Iran hanno firmato un memorandum che prevedeva, fra gli altri obiettivi, la ripresa del traffico nello stretto. La EIA ha però registrato nuove tensioni e attacchi contro petroliere anche in luglio, con effetti sui prezzi e sulle rotte alternative.
Questi dati descrivono un periodo preciso e possono cambiare rapidamente. Il punto strutturale resta valido: quando il traffico a Hormuz diminuisce, l’impatto si trasmette ai mercati energetici e alle economie importatrici in tutto il mondo.
Petrolio e gas: una potenza energetica
L’Iran possiede alcune delle maggiori riserve energetiche mondiali. La EIA lo indicava nel 2023 come terzo detentore di riserve petrolifere provate e secondo per riserve di gas naturale.
Il Paese è membro fondatore dell’OPEC. Petrolio, condensati e prodotti petroliferi sono importanti per esportazioni e finanze pubbliche, anche se sanzioni, difficoltà di investimento e limiti tecnologici hanno frenato lo sfruttamento di parte delle risorse.
Il grande giacimento di gas South Pars, condiviso geologicamente con il North Field del Qatar, si trova nel Golfo Persico. Energia e geografia si sommano quindi: l’Iran è contemporaneamente produttore, potenziale corridoio e Paese costiero della principale rotta di uscita dal Golfo.
Un corridoio fra Russia, India, Cina ed Europa
Il territorio iraniano può collegare i porti dell’Oceano Indiano e del Golfo con il Caspio, il Caucaso, la Russia e la Turchia. Ferrovie, strade, oleodotti e gasdotti ne fanno un possibile nodo dei corridoi commerciali nord-sud ed est-ovest.
UN Trade and Development descrive il corridoio meridionale attraverso Iran e Turchia come una delle vie capaci di collegare Cina e Asia centrale all’Europa. Il Corridoio internazionale di trasporto Nord-Sud mira invece a connettere India, Iran, Caspio e Russia.
Queste rotte non dipendono solo dalla distanza geografica: sanzioni, conflitti, infrastrutture incomplete, dogane e rapporti politici possono ridurne o aumentarne l’importanza effettiva.
Il peso politico e militare nella regione
Con oltre 90 milioni di abitanti, un territorio molto esteso e forze armate proprie, l’Iran è una delle principali potenze regionali. Le sue decisioni incidono sugli equilibri del Golfo, dell’Iraq, del Caucaso e delle aree verso Afghanistan e Pakistan.
Teheran esercita influenza anche attraverso relazioni politiche, economiche e militari con governi, partiti e gruppi armati in diversi Paesi. La natura e la portata di questi rapporti sono oggetto di forte disputa internazionale e cambiano nel tempo.
La capacità missilistica e dei droni, la posizione sul Golfo e il confronto con Stati Uniti, Israele e monarchie arabe aumentano il valore strategico del Paese e il rischio che crisi locali producano conseguenze regionali.
Il programma nucleare e le sanzioni
Il programma nucleare iraniano è un altro motivo centrale dell’attenzione internazionale. L’Iran afferma di perseguire finalità pacifiche; l’Agenzia internazionale per l’energia atomica è incaricata di verificare che il materiale nucleare dichiarato non venga deviato verso usi militari.
Nel settembre 2025 sono state riapplicate sanzioni delle Nazioni Unite legate alle attività nucleari e missilistiche. Nel 2026 l’ONU e la IAEA hanno continuato a segnalare problemi di accesso, verifica e continuità delle informazioni sul materiale nucleare.
È scorretto concludere automaticamente che l’Iran possieda un’arma nucleare. Il punto strategico è che capacità di arricchimento, quantità di materiale, controlli internazionali e negoziati influenzano sicurezza regionale, sanzioni e rapporti con le grandi potenze.
Perché ciò che accade in Iran riguarda anche l’Italia
L’Italia non dipende necessariamente dal petrolio iraniano per risentire di una crisi. Il prezzo del greggio è internazionale: problemi a Hormuz possono aumentare il costo dell’energia, dei trasporti e di numerose merci anche per chi compra combustibili da altri produttori.
Le tensioni possono modificare rotte navali, premi assicurativi, tempi di consegna e disponibilità di gas naturale liquefatto, in particolare quello esportato dal Qatar attraverso lo stretto.
Ci sono poi effetti diplomatici, commerciali e di sicurezza. Per questo notizie su Iran e Hormuz vengono seguite non solo come cronaca mediorientale, ma come eventi con possibili ripercussioni economiche globali.
Domande frequenti sull’Iran
L’Iran si trova in Asia o in Medio Oriente? In entrambi: geograficamente è nell’Asia occidentale e fa parte della regione comunemente chiamata Medio Oriente.
Qual è la capitale? Teheran.
L’Iran è un Paese arabo? No. La lingua ufficiale è il persiano e l’identità storica prevalente è persiana, anche se nel Paese vivono diversi gruppi etnici e linguistici.
Con quanti Stati confina? Sette: Iraq, Turchia, Armenia, Azerbaigian, Turkmenistan, Afghanistan e Pakistan.
Su quali mari si affaccia? Mar Caspio, Golfo Persico e Golfo di Oman.
Perché lo Stretto di Hormuz è importante? Perché è la principale uscita marittima del Golfo Persico e vi transita una quota rilevante del petrolio e del gas naturale liquefatto commerciati nel mondo.
L’Iran può chiudere da solo Hormuz? Non ne ha un controllo giuridico esclusivo, ma posizione e capacità militari gli permettono di influenzare fortemente la sicurezza del passaggio.
Perché l’Iran ha tanto peso geopolitico? Per posizione, popolazione, risorse energetiche, capacità militari, influenza regionale e programma nucleare.
Casi particolari
- L’Iran è nell’Asia occidentale ed è parte del Medio Oriente.
- Non è un Paese arabo: la lingua ufficiale è il persiano.
- Confina via terra con sette Stati e si affaccia sul Mar Caspio, sul Golfo Persico e sul Golfo di Oman.
- Lo Stretto di Hormuz si trova tra Iran, Oman ed Emirati Arabi Uniti: non è controllato giuridicamente dal solo Iran.
- Nel primo semestre 2025 da Hormuz transitava circa il 20% del consumo mondiale di liquidi petroliferi.
- Nel secondo trimestre 2026 le interruzioni hanno ridotto i flussi medi a 4,9 milioni di barili al giorno, secondo la EIA.
- I dati sul traffico del 2026 descrivono una fase in evoluzione e devono essere verificati nelle fonti più recenti.
- L’Iran possiede fra le maggiori riserve provate di petrolio e gas del mondo.
- Le sanzioni e la scarsità di investimenti limitano la capacità di trasformare tutte le riserve in produzione ed esportazioni.
- Il programma nucleare è sottoposto a verifiche IAEA; non equivale automaticamente al possesso di armi nucleari.
- Le sanzioni ONU legate al nucleare e ai missili sono state riapplicate nel settembre 2025.
- Un aumento del rischio a Hormuz può incidere sui prezzi energetici mondiali anche nei Paesi che non importano direttamente petrolio iraniano.
Verifica le informazioni
Fonti ufficiali e affidabili
01Nazioni Unite – UNData
Nazioni Unite in Iran
U.S. Energy Information Administration
U.S. Energy Information Administration
U.S. Energy Information Administration
U.S. Energy Information Administration
Nazioni Unite
Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite
Agenzia internazionale per l’energia atomica
Nazioni Unite
UN Trade and Development
Wikimedia Commons
