Dove sono esattamente i Campi Flegrei

I Campi Flegrei occupano il settore occidentale dell’area metropolitana di Napoli, affacciato sul Tirreno. Secondo la Protezione Civile, la caldera si estende da Monte di Procida a Posillipo e comprende anche una parte sommersa nel Golfo di Pozzuoli.

Nel territorio flegreo ricadono Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida e Quarto, oltre ad aree occidentali di Napoli come Bagnoli, Agnano e Fuorigrotta. I confini geologici della caldera non coincidono perfettamente con quelli amministrativi: per questo le mappe scientifiche e quelle della pianificazione di emergenza possono rappresentare aree diverse.

La Solfatara, il lago d’Averno, gli Astroni e Monte Nuovo non sono vulcani separati e indipendenti nel senso comune del termine. Sono crateri, coni o strutture formatisi in epoche diverse all’interno dello stesso complesso vulcanico flegreo.

Che cosa sono: una caldera, non un unico cono

I Campi Flegrei non hanno la forma del Vesuvio. Sono una vasta caldera: una depressione generata dal collasso del terreno dopo eruzioni esplosive capaci di svuotare in parte il sistema magmatico sottostante. La struttura è ampia, complessa, urbanizzata e in parte coperta dal mare.

L’INGV ricostruisce una storia eruttiva lunga più di 110 mila anni, dominata da due grandi eventi: l’Ignimbrite Campana, circa 40 mila anni fa, e l’eruzione del Tufo Giallo Napoletano, circa 15 mila anni fa. Dopo questi eventi si sono verificate numerose eruzioni più piccole da bocche differenti.

L’ultima eruzione risale al 1538 e formò in pochi giorni il cono di Monte Nuovo, vicino a Pozzuoli. Da allora non si sono verificate altre eruzioni, ma il sistema non è estinto: è quiescente e continua a manifestare terremoti, deformazioni del suolo, fumarole e degassamento.

Perché i Campi Flegrei sono sorvegliati continuamente

La sorveglianza ha due ragioni. La prima è scientifica: misurare variazioni nella sismicità, nella forma del suolo e nei gas permette di riconoscere eventuali cambiamenti dello stato del vulcano. La seconda è di protezione civile: la caldera si trova sotto e accanto a un’area densamente abitata, quindi anche fenomeni non eruttivi possono avere conseguenze importanti.

L’Osservatorio Vesuviano dell’INGV opera con una sala attiva 24 ore su 24 e integra reti sismiche, stazioni GNSS, inclinometri, mareografi, misure gravimetriche, sensori geochimici e dati satellitari. Nel Golfo di Pozzuoli è presente anche l’infrastruttura marina MEDUSA, che misura deformazioni e altri parametri nella parte sommersa.

Non si osserva un solo indicatore. Un aumento dei terremoti, preso isolatamente, non dimostra la risalita del magma; allo stesso modo, una variazione dei gas deve essere confrontata con deformazioni, temperature e andamento nel tempo. Le valutazioni ufficiali derivano dall’insieme dei dati.

Che cos’è il bradisismo e perché provoca terremoti

Il bradisismo è il lento movimento verticale del suolo tipico dell’area flegrea. Fasi di abbassamento possono alternarsi a fasi di sollevamento; quando la pressione nel sistema profondo e idrotermale deforma le rocce, queste possono fratturarsi e produrre sciami di terremoti molto superficiali.

Proprio la scarsa profondità fa sì che scosse anche di magnitudo non eccezionale possano essere avvertite nettamente e, in alcuni casi, provocare danni agli edifici più vulnerabili. Per questo il rischio connesso al bradisismo è gestito con una pianificazione specifica, distinta da quella per una possibile eruzione.

L’INGV indica che l’attuale fase di sollevamento è in corso dal 2005. La velocità non è costante: può accelerare o rallentare e viene aggiornata nei bollettini settimanali e mensili insieme alla sismicità e ai dati geochimici.

Qual è la situazione nel 2026

Alla data di aggiornamento, 25 agosto 2026, il livello di allerta vulcanica dei Campi Flegrei è giallo, definito dall’INGV come una condizione di disequilibrio medio con parametri di monitoraggio sopra i valori di base. Giallo non significa che un’eruzione sia imminente: segnala che il vulcano richiede attenzione rafforzata e valutazioni continue.

La sintesi INGV relativa a luglio 2026 riporta 426 terremoti localizzati in via preliminare e un evento massimo di magnitudo 4,7 ± 0,3, il più energetico registrato nell’area da quando esistono dati strumentali. La maggior parte degli eventi del mese aveva tuttavia magnitudo inferiore a 1 o non determinabile.

Numeri e livello di allerta possono cambiare. Per gli aggiornamenti è necessario consultare lo stato attuale e i bollettini dell’Osservatorio Vesuviano, evitando di usare singoli post sui social o una sola scossa come previsione dell’evoluzione futura.

Quali rischi vengono controllati

Il rischio più grave in caso di eruzione esplosiva sarebbe quello dei flussi piroclastici: nubi molto calde di gas, cenere e frammenti che possono muoversi rapidamente. La zona rossa del piano nazionale è definita proprio in relazione a questo pericolo e comprende circa mezzo milione di residenti.

La zona gialla della pianificazione indica invece le aree esposte a una significativa ricaduta di cenere, che può sovraccaricare le coperture, ridurre la visibilità e rendere difficili trasporti e servizi. Non va confusa con il livello di allerta giallo: una zona è un’area geografica, l’altro descrive lo stato del vulcano.

Esistono poi rischi legati al bradisismo, con terremoti superficiali e deformazioni che possono danneggiare edifici e infrastrutture, e rischi localizzati dovuti ai gas vulcanici. L’anidride carbonica, più pesante dell’aria, può accumularsi in ambienti bassi e poco ventilati; per questo le misure delle autorità nelle aree interessate vanno rispettate.

Come funziona il piano di emergenza

La Protezione Civile distingue la pianificazione per il rischio vulcanico da quella per il bradisismo. In caso di passaggio alla fase di allarme vulcanico, l’allontanamento preventivo dalla zona rossa è l’unica misura prevista per proteggere la popolazione dai flussi piroclastici.

Per il bradisismo sono state individuate una zona di intervento, che comprende aree di Pozzuoli, Bacoli e Napoli, e una zona di intervento ristretta maggiormente interessata dalle deformazioni e dai terremoti. Qui si svolgono analisi della vulnerabilità degli edifici e verifiche su infrastrutture e servizi essenziali.

Chi vive, lavora o soggiorna nell’area dovrebbe controllare sulle mappe ufficiali in quale zona si trova, conoscere il piano del proprio Comune e seguire soltanto INGV, Protezione Civile, Regione Campania e autorità locali per eventuali istruzioni.

Domande frequenti sui Campi Flegrei

I Campi Flegrei sono un supervulcano? Il termine è molto usato nei media, ma INGV e Protezione Civile li descrivono più precisamente come una grande caldera vulcanica attiva. L’etichetta non permette di prevedere dimensioni o probabilità di una futura eruzione.

I Campi Flegrei e il Vesuvio sono lo stesso vulcano? No. Sono due sistemi vulcanici distinti della Campania e vengono monitorati separatamente.

Un terremoto significa che sta per avvenire un’eruzione? No. La sismicità è uno dei segnali del bradisismo, ma da sola non consente di prevedere un’eruzione. Gli esperti valutano simultaneamente molti parametri.

Dove si trova la Solfatara? A Pozzuoli, all’interno della caldera flegrea. È una delle aree più evidenti di attività idrotermale e degassamento.

Qual è stata l’ultima eruzione? Quella di Monte Nuovo del 1538.

Il livello giallo coincide con la zona gialla? No. Il livello giallo riguarda lo stato di attività; la zona gialla è l’area prevista dal piano per la possibile ricaduta di cenere.

Casi particolari

  • I Campi Flegrei si trovano a ovest di Napoli e comprendono una parte sommersa nel Golfo di Pozzuoli.
  • Sono una grande caldera vulcanica, non un singolo cono come il Vesuvio.
  • Il sistema è quiescente ma attivo; l’ultima eruzione formò Monte Nuovo nel 1538.
  • Il bradisismo è l’alternanza di fasi di sollevamento e abbassamento del suolo.
  • L’attuale fase di sollevamento è in corso dal 2005.
  • L’INGV controlla terremoti, deformazioni, gas, temperature, gravità e dati satellitari.
  • Al 25 agosto 2026 il livello di allerta vulcanica è giallo.
  • Il livello giallo non significa che un’eruzione sia imminente.
  • La zona rossa riguarda soprattutto il pericolo dei flussi piroclastici; la zona gialla la ricaduta di cenere.
  • Il livello di allerta giallo e la zona gialla del piano sono due concetti diversi.

Verifica le informazioni

Fonti ufficiali e affidabili

01
Localizzazione, caratteristiche e livello di allerta

Dipartimento della Protezione Civile

02
Stato attuale e sintesi del monitoraggio 2026

INGV – Osservatorio Vesuviano

03
Bollettini settimanali aggiornati dei Campi Flegrei

INGV – Osservatorio Vesuviano

04
Storia eruttiva e crisi bradisismiche

INGV – Osservatorio Vesuviano

05
Reti geodetiche e monitoraggio della deformazione

INGV – Osservatorio Vesuviano

06
Rete di monitoraggio geochimico

INGV – Osservatorio Vesuviano

07
Mappa ufficiale delle zone rossa e gialla

Dipartimento della Protezione Civile

08
Rischio vulcanico, bradisismo e comportamenti corretti

Io non rischio – Protezione Civile