La risposta: l’Etna non erutta davvero senza sosta
L’impressione di un’eruzione continua nasce dalla frequenza delle notizie, dal degassamento visibile e dalla successione ravvicinata di episodi ai crateri sommitali. In realtà l’Etna alterna fasi eruttive, attività più debole e pause: anche durante una pausa nelle colate può continuare a emettere gas o mostrare piccoli fenomeni esplosivi.
È comunque uno dei vulcani più attivi del mondo. L’INGV descrive una frequente attività dalle bocche sommitali e ricorda che nel Novecento le eruzioni di fianco si sono verificate, in media, circa quattro volte ogni dieci anni. La frequenza non significa che ogni episodio abbia la stessa durata o pericolosità.
Perché proprio in Sicilia c’è un vulcano così attivo
L’Etna sorge in una zona geodinamica complessa, dove la convergenza tra la placca africana e quella eurasiatica si combina con la subduzione della litosfera ionica e con numerosi sistemi di faglie. Queste strutture influenzano la crosta e creano vie attraverso le quali il magma può accumularsi e risalire.
Dire semplicemente che l’Etna esiste perché “due placche si scontrano” è quindi incompleto. La sua alimentazione dipende dall’interazione tra processi profondi nel mantello, movimenti tettonici e fratture locali. Gli scienziati studiano ancora come questi fattori si combinino nel tempo.
Un sistema di alimentazione rifornito di nuovo magma
Sotto l’Etna non c’è un’unica grande camera piena di lava. È più corretto immaginare un sistema di alimentazione, o plumbing system, composto da zone di accumulo, condotti e fratture a profondità diverse. Il magma può fermarsi, raffreddarsi e cristallizzare in parte, mescolarsi con magma più nuovo oppure proseguire verso la superficie.
Quando arriva nuovo magma, aumentano calore, gas e pressione nel sistema. Se trova una via favorevole, può alimentare un’eruzione. Il rifornimento ripetuto e la presenza di collegamenti relativamente efficienti con la superficie aiutano a spiegare perché l’attività etnea possa riprendere spesso dopo una pausa.
Il ruolo del magma basaltico e dei gas
L’Etna erutta soprattutto magmi basaltici, relativamente poveri di silice e in genere più fluidi dei magmi che alimentano molti vulcani altamente esplosivi. Questa fluidità facilita la risalita e l’effusione in colate, ma non rende innocua l’attività.
Nel magma sono disciolti gas, tra cui vapore acqueo, anidride carbonica e anidride solforosa. Avvicinandosi alla superficie, la pressione diminuisce e i gas formano bolle ed espandono: possono produrre esplosioni stromboliane, lanciare scorie e, negli episodi più intensi, generare fontane di lava e colonne di cenere alte diversi chilometri.
Eruzioni sommitali ed eruzioni di fianco non sono la stessa cosa
Gran parte dell’attività frequente avviene nell’area sommitale, attraverso crateri come Voragine, Bocca Nuova, Nord-Est e Sud-Est. Può consistere in degassamento, esplosioni stromboliane, parossismi e colate che restano alle quote più alte o nella Valle del Bove.
Le eruzioni di fianco, dette anche laterali, iniziano invece quando il magma apre fratture sui versanti e forma bocche a quota più bassa. Sono meno comuni, ma possono avvicinare le colate a strade e centri abitati e accompagnarsi a terremoti locali. Per la protezione civile, luogo e quota di apertura della bocca contano almeno quanto l’intensità dell’eruzione.
Un’eruzione scarica tutta la pressione del vulcano?
No. Un’eruzione può liberare una parte del magma e dei gas presenti in un settore del sistema, ma non svuota necessariamente tutto ciò che si trova in profondità. L’alimentazione può continuare e altri piccoli serbatoi o condotti possono comportarsi in modo diverso.
Per questo una colata appena terminata non garantisce una lunga quiete e, al contrario, una pausa non indica che il vulcano stia accumulando energia per forza. Ogni ripresa dipende da quantità, pressione, composizione e percorso del magma: non esiste un semplice contatore che si azzera dopo ogni eruzione.
Si può prevedere quando erutterà l’Etna?
L’Etna è sorvegliato con reti sismiche, sensori infrasonici, GPS, misure delle deformazioni del suolo e dei gas, telecamere visibili e termiche e osservazioni satellitari. Terremoti, tremore vulcanico, rigonfiamento dell’edificio e variazioni geochimiche possono indicare che il magma si sta muovendo.
Questi dati consentono spesso di riconoscere un processo in corso e, soprattutto per alcune eruzioni laterali, di individuare segnali precursori. Non permettono però di fissare con largo anticipo giorno, ora, durata e dimensione esatti: alcuni fenomeni sommitali possono iniziare o intensificarsi rapidamente e senza un preavviso sufficiente.
Quali sono i pericoli principali
Le colate etnee sono spesso abbastanza lente da consentire alle persone di allontanarsi, ma possono distruggere edifici, coltivazioni e infrastrutture. La cenere può ridurre la visibilità, rendere scivolose le strade, danneggiare colture e motori e interferire con il traffico aereo; vicino alle bocche esistono inoltre rischi da esplosioni, gas, lapilli e bombe vulcaniche.
La situazione va valutata attraverso i bollettini dell’Osservatorio Etneo dell’INGV, i livelli di allerta della Protezione Civile e le ordinanze delle autorità locali. Il livello di allerta descrive lo stato del vulcano, ma non rende mai nullo il rischio nelle aree sommitali e non sostituisce i divieti di accesso.
Casi particolari
- Degassamento persistente non significa necessariamente che sia in corso un’eruzione con lava.
- Un parossismo è un episodio breve e molto intenso, spesso con fontane di lava e cenere.
- Le eruzioni sommitali sono più frequenti; quelle di fianco possono avere conseguenze maggiori sul territorio abitato.
- Il magma basaltico è relativamente fluido, ma i gas possono produrre esplosioni violente.
- Un’eruzione non svuota tutto il vulcano e non azzera il sistema di alimentazione.
- Il monitoraggio può riconoscere molti segnali precursori, ma non elimina la possibilità di cambiamenti rapidi.
- Anche con un livello di allerta basso, il rischio nelle aree prossime ai crateri non è mai completamente assente.
Verifica le informazioni
Fonti ufficiali e affidabili
01INGV – Osservatorio Etneo
INGV – Osservatorio Etneo
INGV – Osservatorio Etneo
Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Dipartimento della Protezione Civile
Dipartimento della Protezione Civile
Smithsonian Institution – Global Volcanism Program