Che cos’è il PIL
PIL significa prodotto interno lordo. È una misura sintetica dell’attività economica svolta entro i confini di un Paese, di solito in un trimestre o in un anno. Conta il valore dei beni e dei servizi finali prodotti nel periodo dalle unità residenti sul territorio economico.
La parola interno indica che conta il luogo in cui avviene la produzione, non la nazionalità di chi possiede l’impresa. Lordo significa che dal valore prodotto non viene sottratto il consumo di capitale fisso, cioè l’usura economica di impianti, macchinari ed edifici.
Perché si contano soltanto beni e servizi finali
Per evitare duplicazioni, il PIL non somma indiscriminatamente tutte le vendite. Se un mulino vende farina a un panificio per 60 euro e il panificio vende il pane finale per 100 euro, non si contano 160 euro: il valore della farina è già incorporato nel prezzo del pane.
Lo stesso risultato si ottiene sommando il valore aggiunto: 60 euro prodotti dal mulino e 40 euro aggiunti dal panificio, per un totale di 100 euro. In pratica, il valore aggiunto è la differenza tra il valore della produzione e quello dei beni e servizi intermedi utilizzati.
I tre metodi per calcolare il PIL
Il metodo della produzione somma il valore aggiunto generato da agricoltura, industria, costruzioni e servizi, poi aggiunge le imposte sui prodotti e sottrae i contributi ai prodotti. È il modo più diretto per osservare quali settori creano valore.
Il metodo della spesa somma gli impieghi finali: consumi delle famiglie e delle amministrazioni pubbliche, investimenti e variazione delle scorte, più esportazioni e meno importazioni. Le importazioni vengono sottratte perché sono prodotte all’estero, anche se possono essere comprese nei consumi o negli investimenti interni.
Il metodo dei redditi somma i redditi generati dalla produzione, come retribuzioni, risultato lordo di gestione e redditi misti, insieme alle imposte sulla produzione e sulle importazioni al netto dei contributi. Poiché produzione, spesa e reddito descrivono la stessa attività da prospettive diverse, i risultati devono essere coerenti.
La formula del PIL con il metodo della spesa
La formula più conosciuta è PIL = C + I + G + (X − M). C indica i consumi finali delle famiglie; I gli investimenti lordi e la variazione delle scorte; G, in forma semplificata, la spesa pubblica per consumi e investimenti; X le esportazioni e M le importazioni.
La formula è utile per capire da dove arriva la domanda, ma non significa che ogni euro speso dallo Stato o dalle famiglie aumenti automaticamente il benessere. Il PIL registra il valore economico della produzione secondo le regole della contabilità nazionale.
Differenza tra PIL nominale e PIL reale
Il PIL nominale, o a prezzi correnti, valuta la produzione usando i prezzi del periodo considerato. Può aumentare perché si producono più beni e servizi, perché salgono i prezzi o per entrambe le ragioni.
Il PIL reale cerca invece di isolare la variazione dei volumi, eliminando l’effetto dei prezzi. In Italia l’Istat pubblica le variazioni del PIL in volume usando valori concatenati: quando si dice che l’economia è cresciuta o diminuita, normalmente ci si riferisce a questa misura reale.
Che cosa significa crescita del PIL
La crescita congiunturale confronta un trimestre con quello immediatamente precedente. La crescita tendenziale confronta invece un trimestre con lo stesso trimestre dell’anno prima. Il tasso annuale mette a confronto la media di un anno con quella dell’anno precedente.
Per i dati trimestrali si usano spesso serie destagionalizzate e corrette per gli effetti di calendario, così festività, numero di giornate lavorative e oscillazioni stagionali non alterano il confronto. Le prime stime possono essere riviste quando arrivano informazioni più complete.
Che cos’è il PIL pro capite
Il PIL pro capite si ottiene dividendo il PIL per il numero di abitanti. Serve per confrontare economie di dimensioni diverse e offre un’indicazione della produzione media disponibile per persona.
È però una media: non mostra come reddito e ricchezza siano distribuiti. Due Paesi con lo stesso PIL pro capite possono avere livelli molto diversi di disuguaglianza, servizi pubblici, costo della vita e qualità ambientale.
Che cosa entra nel PIL e che cosa resta fuori
Entrano nel PIL la produzione venduta sul mercato e molti servizi non di mercato, come istruzione, sanità e amministrazione pubblica, valutati prevalentemente attraverso i loro costi di produzione. La contabilità nazionale include inoltre stime dell’economia non osservata secondo criteri comuni europei.
Non vengono invece conteggiati come nuova produzione i semplici trasferimenti di denaro, la compravendita di attività finanziarie o la rivendita di un bene usato; possono però essere inclusi i servizi e le commissioni collegati. Il lavoro domestico non retribuito svolto all’interno della famiglia resta in gran parte fuori dal PIL.
Perché il PIL non misura tutto il benessere
Il PIL misura la produzione, non direttamente la felicità, la salute, il tempo libero, la sicurezza o la qualità dell’ambiente. Non dice neppure come il reddito sia distribuito tra le persone e può crescere anche in seguito a spese necessarie per riparare danni.
Per valutare il benessere di un Paese va quindi affiancato ad altri indicatori: occupazione, reddito disponibile, povertà, disuguaglianza, salute, istruzione, emissioni e qualità dei servizi. Resta comunque essenziale per confrontare l’andamento dell’economia nel tempo.
Chi calcola il PIL italiano
In Italia il PIL è stimato dall’Istat nell’ambito dei conti nazionali, seguendo il Sistema europeo dei conti SEC 2010. Questo insieme di regole permette di confrontare i dati italiani con quelli degli altri Paesi dell’Unione europea.
L’Istat diffonde stime trimestrali e annuali. Le revisioni non sono necessariamente errori: servono a incorporare nuove informazioni, aggiornamenti metodologici e dati più completi rispetto a quelli disponibili nelle prime pubblicazioni.
Casi particolari
- Il PIL misura ciò che viene prodotto all’interno del Paese, mentre il reddito nazionale considera i redditi attribuibili ai residenti.
- Un aumento del PIL nominale può dipendere soltanto dall’aumento dei prezzi; per misurare la crescita si guarda al PIL reale.
- Le importazioni vengono sottratte nel metodo della spesa perché la loro produzione è avvenuta all’estero.
- Il PIL pro capite è una media e non descrive la distribuzione del reddito.
- Il lavoro domestico non retribuito è in gran parte escluso, mentre i servizi pubblici entrano attraverso una stima del loro valore.
- Le stime preliminari del PIL vengono normalmente riviste quando diventano disponibili dati più completi.
Verifica le informazioni
Fonti ufficiali e affidabili
01Istat
Istat
Banca d’Italia – L’economia per tutti
Unione europea
Istat