Che cos’è il cuneo fiscale: la risposta semplice
Il cuneo fiscale misura la distanza tra il costo totale sostenuto dal datore di lavoro per un dipendente e la somma netta che entra nella disponibilità del lavoratore. In inglese si chiama tax wedge, cioè cuneo tributario.
Il costo del lavoro non coincide con lo stipendio lordo: comprende anche i contributi sociali e gli eventuali tributi sul lavoro versati direttamente dall’azienda. Il netto, invece, si ottiene dopo aver sottratto dal lordo contributi del dipendente, IRPEF e addizionali e dopo aver considerato gli eventuali benefici monetari inclusi nel modello.
Il cuneo non è quindi una singola tassa e non compare come una voce unica nella busta paga. È un indicatore che riunisce più componenti fiscali e contributive.
Come si calcola il cuneo fiscale
La formula usata dall’OCSE somma imposta personale sul reddito, contributi sociali del lavoratore, contributi sociali del datore e gli eventuali tributi sul monte salari; sottrae i trasferimenti monetari alla famiglia e divide il risultato per il costo totale del lavoro.
In forma sintetica: cuneo fiscale percentuale = imposte e contributi complessivi, meno benefici monetari, divisi per il costo totale del lavoro, moltiplicati per 100.
Il costo totale del lavoro è normalmente formato dalla retribuzione lorda più i contributi obbligatori a carico del datore e gli eventuali payroll taxes. Voci come TFR, premi assicurativi e altri costi possono essere trattate diversamente a seconda dell’indicatore e del confronto utilizzato.
Un esempio pratico
Immaginiamo che un dipendente abbia uno stipendio lordo annuo di 30.000 euro e che l’azienda versi altri 10.000 euro tra contributi e oneri considerati dal calcolo. Il costo totale del lavoro è 40.000 euro.
Se contributi del dipendente e imposte riducono il reddito disponibile a 24.000 euro e non ci sono trasferimenti monetari da aggiungere, la differenza tra costo e netto è 16.000 euro.
Il cuneo è quindi 16.000 diviso 40.000, cioè il 40 per cento. Le cifre servono soltanto a mostrare la formula: una busta paga reale dipende da contratto, aliquote contributive, detrazioni, addizionali, familiari e molte altre variabili.
Costo azienda, lordo e netto: le differenze
Il costo azienda è la somma più ampia: comprende la retribuzione lorda e gli oneri che il datore sostiene in aggiunta. Non tutto ciò che costa all’impresa appare nella retribuzione lorda del dipendente.
Lo stipendio lordo è la retribuzione prima delle trattenute a carico del lavoratore. Da questa base vengono sottratti contributi previdenziali, IRPEF e addizionali secondo le regole applicabili.
Lo stipendio netto è quanto viene effettivamente pagato, ma non coincide sempre con il reddito disponibile usato nelle statistiche internazionali: i modelli possono aggiungere benefici monetari alla famiglia e considerare determinate imposte o contributi secondo criteri standardizzati.
Il cuneo fiscale non è ciò che viene trattenuto in busta paga
Guardando la busta paga si vedono soprattutto i contributi a carico del dipendente e le ritenute fiscali. Una parte rilevante del cuneo, però, è costituita dai contributi versati dal datore di lavoro oltre il lordo.
Dire che il cuneo è, per esempio, il 40 per cento non significa che al lavoratore venga sottratto il 40 per cento dello stipendio lordo. La percentuale ha come denominatore il costo totale sostenuto dall’impresa, che è superiore al lordo.
Non significa neppure che l’intera differenza sia una generica imposta: i contributi finanziano pensioni e altre prestazioni sociali e hanno una natura distinta dalle imposte sul reddito, anche se entrano entrambi nell’indicatore.
Chi paga il cuneo fiscale
Formalmente una parte è a carico del lavoratore e una parte del datore di lavoro. Il dipendente sostiene imposte personali e contributi trattenuti sul lordo; l’impresa versa contributi e oneri aggiuntivi.
Dal punto di vista economico, la ripartizione effettiva può essere diversa da quella scritta nelle norme. Nel tempo, imposte e contributi possono influire sul livello dei salari, sul costo delle assunzioni, sull’occupazione e sulle scelte di lavoro delle persone.
Per questo gli economisti distinguono tra chi è obbligato materialmente a versare una somma e chi ne sopporta alla fine il peso economico. Quest’ultimo dipende anche dal mercato del lavoro e dalla capacità contrattuale di imprese e lavoratori.
Cuneo fiscale medio e marginale
Il cuneo medio indica quale quota dell’intero costo del lavoro è assorbita da imposte e contributi netti. È il dato più usato per confrontare lavoratori e Paesi.
Il cuneo marginale misura invece quanto di un aumento del costo del lavoro viene assorbito da maggiori imposte e contributi o dalla riduzione di benefici. È importante per capire quanto di un aumento, di ore aggiuntive o di una promozione si trasforma davvero in reddito disponibile.
Un lavoratore può avere un cuneo medio moderato ma un cuneo marginale elevato vicino a una soglia fiscale o alla perdita graduale di un’agevolazione. I due valori rispondono quindi a domande differenti.
Perché cambia in base a reddito e famiglia
Non esiste un unico cuneo fiscale valido per tutti. L’IRPEF è progressiva, le detrazioni cambiano con il reddito, i contributi possono dipendere da settore e qualifica e le addizionali variano tra regioni e comuni.
Nei confronti internazionali la presenza di figli può ridurre il cuneo quando il sistema riconosce trasferimenti o trattamenti fiscali alla famiglia. Anche il numero dei percettori di reddito e il livello della retribuzione cambiano il risultato.
Prima di confrontare due percentuali bisogna controllare il profilo utilizzato: single senza figli, coppia con un solo reddito, coppia con due redditi, salario medio o una diversa quota del salario medio.
Quanto è il cuneo fiscale in Italia
Secondo la nota OCSE Taxing Wages 2026, riferita ai risultati 2025, per un lavoratore single senza figli che guadagna il salario medio il cuneo fiscale italiano è stato del 45,8 per cento del costo del lavoro. La media OCSE per lo stesso profilo è stata del 35,1 per cento.
Nello stesso confronto l’Italia aveva il quinto cuneo più alto tra i 38 Paesi OCSE. Il dato era sceso dal 47,0 per cento del 2024, soprattutto per effetto delle nuove misure fiscali che hanno sostituito il precedente sconto temporaneo sui contributi dei dipendenti.
Per una coppia con un solo percettore al salario medio e due figli, il cuneo italiano indicato dall’OCSE era invece del 34,3 per cento. La distanza rispetto al valore del single mostra perché non bisogna presentare una sola percentuale come se descrivesse ogni lavoratore.
Come è stato ridotto il cuneo per i dipendenti dal 2025
La legge di bilancio 2025 ha reso strutturale un sostegno ai redditi da lavoro dipendente, sostituendo il precedente esonero contributivo temporaneo con strumenti fiscali.
Per i redditi di lavoro dipendente fino a 20.000 euro è prevista una somma che non concorre al reddito, calcolata con percentuali del 7,1 per cento fino a 8.500 euro, del 5,3 per cento oltre 8.500 e fino a 15.000 euro e del 4,8 per cento oltre 15.000 e fino a 20.000 euro. Il reddito di lavoro è rapportato all’intero anno per individuare la percentuale.
Per il reddito complessivo superiore a 20.000 e fino a 32.000 euro è prevista un’ulteriore detrazione di 1.000 euro, rapportata al periodo di lavoro. Oltre 32.000 e fino a 40.000 euro la detrazione diminuisce progressivamente fino ad azzerarsi. La spettanza effettiva viene verificata anche nel conguaglio.
Che cosa è cambiato nel 2026
Dal 1° gennaio 2026 la legge di bilancio 2026 ha ridotto dal 35 al 33 per cento la seconda aliquota IRPEF. Gli scaglioni ordinari sono quindi: 23 per cento fino a 28.000 euro, 33 per cento oltre 28.000 e fino a 50.000 euro, 43 per cento oltre 50.000 euro.
La riduzione riguarda soltanto la parte di reddito imponibile compresa nel secondo scaglione, non l’intero reddito. Il beneficio massimo teorico della riduzione di due punti raggiunge 440 euro annui per chi utilizza tutto l’intervallo tra 28.000 e 50.000 euro, prima di considerare le altre regole individuali.
La manovra 2026 ha introdotto anche tassazioni agevolate per alcune componenti della retribuzione, come determinati aumenti collegati ai rinnovi contrattuali, premi di produttività, lavoro notturno o festivo e trattamento accessorio nel pubblico impiego. Sono misure con requisiti e limiti propri e non equivalgono a un taglio uniforme del cuneo per tutti.
Che cosa significa tagliare il cuneo fiscale
Un intervento può aumentare il netto del lavoratore riducendo imposte o contributi a suo carico, senza cambiare il lordo. Può anche ridurre i contributi o gli oneri dell’impresa, diminuendo il costo di assumere.
Un bonus o una detrazione fiscale destinata ai dipendenti riduce il cuneo dal lato del netto, ma non è una riduzione generalizzata di tutti i contributi sul lavoro. Per capire l’effetto bisogna leggere quale componente viene modificata, per quali redditi e per quanto tempo.
A parità di risorse pubbliche, le scelte hanno effetti diversi su netto, costo aziendale, coperture previdenziali, occupazione e distribuzione del beneficio. Lo slogan taglio del cuneo non basta quindi a descrivere una misura.
Perché un cuneo elevato è discusso
Un cuneo elevato può rendere più costosa un’assunzione e ridurre la parte di un aumento che arriva al lavoratore. Commissione europea e OCSE lo usano anche per studiare gli incentivi a lavorare, aumentare le ore e assumere personale.
Il rapporto non è però meccanico: occupazione e salari dipendono anche da produttività, domanda, contratti, competenze, costo della vita e servizi pubblici. Imposte e contributi finanziano pensioni, sanità, assicurazioni sociali e altre funzioni collettive.
La valutazione di una riforma deve quindi considerare insieme livello del prelievo, composizione, servizi finanziati, sostenibilità dei conti e distribuzione tra redditi e famiglie.
Domande frequenti
Il cuneo fiscale è una tassa? No. È un indicatore che somma imposte e contributi e considera anche alcuni benefici.
Si vede in busta paga? Non come voce unica. Una parte è trattenuta al dipendente, un’altra è versata dal datore oltre il lordo.
Cuneo fiscale e IRPEF sono la stessa cosa? No. L’IRPEF è soltanto una delle componenti.
Il TFR fa parte del cuneo? Non necessariamente: dipende dalla definizione statistica. Nel calcolo OCSE standard il punto centrale è costituito da imposte, contributi sociali, payroll taxes e benefici monetari.
Il valore è uguale per tutti? No. Cambia con reddito, famiglia, contratto, aliquote contributive, detrazioni e benefici.
Il taglio del cuneo aumenta sempre il netto? Se interviene sul lato del lavoratore può aumentarlo; se riduce soltanto oneri dell’impresa può diminuire il costo aziendale. La misura concreta va letta nel dettaglio.
Le percentuali OCSE corrispondono alla mia busta paga? No. Sono confronti standardizzati su profili tipo e non un calcolo personale.
Fonti e aggiornamento 2026
La scheda è aggiornata al 31 agosto 2026 sulla base della metodologia della Commissione europea, di Taxing Wages 2026 dell’OCSE e delle norme italiane vigenti.
Per le misure italiane sono state consultate la legge 30 dicembre 2024, n. 207, la legge 30 dicembre 2025, n. 199, le schede della Camera dei deputati e le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.
Gli esempi sono illustrativi e non calcolano una busta paga reale. Per conoscere il proprio netto, le agevolazioni spettanti o gli effetti del conguaglio servono i dati personali e, nei casi dubbi, l’assistenza del datore, di un CAF o di un professionista.
Casi particolari
- Il cuneo fiscale è la differenza tra costo totale del lavoro e reddito netto del dipendente.
- Comprende imposta personale, contributi del lavoratore e contributi del datore, al netto dei benefici monetari considerati.
- Il costo del lavoro è superiore allo stipendio lordo perché include oneri a carico dell’impresa.
- Una percentuale di cuneo non coincide con la percentuale trattenuta in busta paga.
- Il cuneo medio è diverso da quello marginale.
- Il risultato varia con reddito, composizione familiare e regole contributive.
- Per il single senza figli al salario medio, l’OCSE indica per l’Italia il 45,8% nel 2025, contro il 35,1% medio OCSE.
- Dal 2025 il sostegno ai dipendenti fino a 40.000 euro usa bonus e detrazioni fiscali strutturali.
- Dal 2026 la seconda aliquota IRPEF è scesa dal 35 al 33% per la quota di reddito tra 28.000 e 50.000 euro.
- Gli esempi della scheda sono illustrativi e non sostituiscono un calcolo personale della busta paga.
Verifica le informazioni
Fonti ufficiali e affidabili
01OECD
OECD
OECD Taxing Wages 2026
Commissione europea
Normattiva
Gazzetta Ufficiale
Camera dei deputati
Agenzia delle Entrate