Che cosa sono i buoni fruttiferi postali
I buoni fruttiferi postali, spesso abbreviati in BFP, sono strumenti di risparmio emessi da Cassa Depositi e Prestiti e distribuiti da Poste Italiane. Il capitale è assistito dalla garanzia dello Stato italiano.
Non sono depositi bancari né obbligazioni quotate in Borsa. Il valore non oscilla ogni giorno sul mercato: il rimborso segue le condizioni stabilite per la serie acquistata e per il periodo durante il quale il buono è stato posseduto.
Si possono sottoscrivere in forma cartacea, quando prevista, oppure dematerializzata, collegandoli a un Libretto di risparmio postale o a un conto BancoPosta. Molte tipologie sono acquistabili anche online o nell’app Poste Italiane.
Quanto rendono nel 2026: la risposta breve
Non esiste un tasso valido per tutti i buoni. Alle condizioni ufficiali consultate il 28 agosto 2026, i rendimenti annui lordi a scadenza delle principali offerte vanno dall’1,75% del Buono per un Buono 6 mesi al 4,00% dei Buoni dedicati ai minori mantenuti per 17 o 18 anni.
Il Buono 4 anni Plus rende il 2,00% annuo lordo a scadenza. Il Buono 100, offerta di quattro anni riservata alla nuova liquidità, indica il 3,00%. Il Buono Ordinario arriva al 2,50% al ventesimo anno; il Buono a Cedola 8 anni ha un rendimento effettivo annuo lordo del 2,00% a scadenza.
Il Buono 3x4 con premio riconosce tassi crescenti dell’1,00%, 1,50%, 2,00% e 2,50% al terzo, sesto, nono e dodicesimo anno. Con il premio lordo dell’8% sul valore nominale, riconosciuto soltanto alla scadenza del dodicesimo anno, il rendimento effettivo annuo lordo dichiarato sale al 2,99%.
Questi tassi appartengono alle serie in collocamento alla data dell’aggiornamento e possono cambiare con nuove emissioni. Il tasso del buono già sottoscritto resta quello previsto dalla relativa documentazione, mentre una nuova serie può offrire condizioni diverse.
Tabella dei principali rendimenti disponibili
Buono per un Buono 6 mesi: durata di sei mesi, rendimento effettivo annuo lordo dell’1,75% a scadenza; il capitale viene reinvestito automaticamente in un nuovo buono della stessa tipologia alle condizioni allora vigenti, mentre gli interessi maturati vengono accreditati.
Buono 4 anni Plus: durata di quattro anni e rendimento effettivo annuo lordo del 2,00% a scadenza. Se viene rimborsato prima dei quattro anni, viene restituito il capitale ma non sono riconosciuti interessi.
Buono 100: durata di quattro anni, tasso annuo lordo del 3,00% a scadenza e sottoscrizione riservata alla nuova liquidità secondo i requisiti dell’offerta.
Buono a Cedola 8 anni: durata di otto anni, cedole semestrali e rendimento effettivo annuo lordo del 2,00% a scadenza; i tassi cedolari crescono durante la vita del prodotto.
Buono 3x4 con premio: durata massima di dodici anni, rendimento effettivo annuo lordo del 2,99% a scadenza includendo il premio dell’8% sul valore nominale non rimborsato anticipatamente.
Buono Ordinario: durata massima di venti anni, rendimenti crescenti dallo 0,75% dei primi anni fino al 2,50% annuo lordo al ventesimo anno.
Buono dedicato ai minori: scade al compimento dei 18 anni e rende dal 2,00% al 4,00% annuo lordo in base all’età del minore al momento della sottoscrizione e quindi alla durata effettiva.
Buono Soluzione Eredità: durata di quattro anni, rendimento annuo lordo del 2,50% a scadenza; è riservato ai beneficiari di un procedimento successorio concluso in Poste Italiane.
Lordo e netto: quante tasse si pagano
Gli interessi dei buoni fruttiferi postali sono soggetti alla tassazione agevolata del 12,50%. Il prelievo riguarda gli interessi maturati, non il capitale sottoscritto.
Per trasformare un interesse lordo in netto fiscale si può moltiplicare l’interesse per 0,875. Il calcolo completo, però, deve considerare anche la capitalizzazione prevista dalla serie, la durata effettiva e l’eventuale imposta di bollo.
I buoni sono esenti dall’imposta di successione. Questa caratteristica non significa che siano sempre esenti da ogni altro tributo.
Esempio: quanto rendono 10.000 euro in quattro anni
Supponendo un buono con rendimento effettivo annuo lordo del 2,00% mantenuto per quattro anni, 10.000 euro diventano circa 10.824,32 euro lordi grazie alla capitalizzazione composta.
L’interesse lordo è quindi di circa 824,32 euro. Dopo la tassazione del 12,50% sugli interessi, restano circa 721,28 euro di interesse netto fiscale e un montante di circa 10.721,28 euro.
Il risultato è indicativo e non comprende l’imposta di bollo, che può ridurre il rimborso effettivo. Per conoscere il valore esatto bisogna usare il simulatore ufficiale e la scheda di sintesi della serie acquistata.
Imposta di bollo: quando si applica
I buoni sono esenti dall’imposta di bollo quando il valore di rimborso complessivo del portafoglio non supera 5.000 euro. Sopra questa soglia si applica l’imposta nella misura prevista dalla normativa vigente.
La soglia riguarda il portafoglio complessivo dei buoni intestati al risparmiatore, non ogni singolo titolo considerato isolatamente. Il bollo può quindi rendere il risultato netto inferiore a quello ottenuto sottraendo soltanto il 12,50% dagli interessi.
Nelle simulazioni è prudente distinguere sempre tre dati: rendimento annuo lordo, rendimento netto della tassazione sugli interessi e importo finale dopo il bollo.
Si possono ritirare i soldi prima della scadenza?
Il capitale può normalmente essere chiesto a rimborso in qualsiasi momento, in tutto o in parte quando la forma del buono lo consente, al netto degli oneri fiscali. La restituzione del capitale non implica però il pagamento di tutti gli interessi indicati per la scadenza.
Ogni serie stabilisce quando gli interessi diventano riconoscibili. Nel Buono 4 anni Plus e nel Buono 100 gli interessi sono previsti soltanto a scadenza; nel Buono 3x4 maturano alle ricorrenze triennali; nel Buono Ordinario sono riconosciuti dopo il primo anno secondo i periodi previsti.
Prima di sottoscrivere bisogna quindi chiedersi quando potrebbero servire i soldi. Un tasso più alto a scadenza può essere poco utile se esiste una probabilità concreta di dover rimborsare il buono prima del termine minimo.
Garanzia dello Stato: che cosa significa davvero
La garanzia dello Stato assiste il rimborso del capitale e degli interessi dovuti secondo le condizioni del buono. L’emittente è Cassa Depositi e Prestiti, non Poste Italiane, che svolge il ruolo di distributore.
La garanzia non trasforma ogni tasso pubblicizzato in un guadagno immediato: gli interessi spettano soltanto alle scadenze e alle condizioni previste. Inoltre tasse e bollo incidono sul rendimento netto.
Resta anche il rischio inflazione: il capitale può essere rimborsato integralmente in euro ma avere, dopo molti anni, un potere d’acquisto inferiore. Esistono buoni indicizzati all’inflazione italiana, con regole specifiche da leggere separatamente.
Buoni cartacei e dematerializzati
Il buono cartaceo è rappresentato da un documento fisico e deve essere conservato con attenzione. Il rimborso avviene normalmente in un’unica soluzione e il titolo non va confuso con una semplice ricevuta.
Il buono dematerializzato è registrato elettronicamente e collegato a un Libretto postale o a un conto BancoPosta con la stessa intestazione. Quando previsto, consente anche rimborsi parziali in multipli stabiliti dal prodotto.
I buoni dematerializzati vengono rimborsati automaticamente alla scadenza sul conto di regolamento. Per i cartacei è invece fondamentale controllare data di scadenza e prescrizione.
Scadenza e prescrizione: il rischio dei vecchi buoni cartacei
Dal giorno successivo alla scadenza il buono non produce più interessi. Per i buoni cartacei, trascorsi dieci anni dalla scadenza, si prescrivono i diritti alla restituzione del capitale e al pagamento degli interessi.
Chi possiede un vecchio titolo dovrebbe controllare subito la serie, la data di emissione e la scadenza attraverso la documentazione storica di Poste e Cassa Depositi e Prestiti. La durata non è uguale per tutte le emissioni.
La prescrizione è diversa dal semplice fatto che il buono non renda più: dopo la scadenza il titolo è infruttifero, mentre dopo il termine di prescrizione può non essere più rimborsabile.
Buoni postali e ISEE
La normativa esclude dal patrimonio mobiliare ai fini ISEE, entro un limite complessivo di 50.000 euro per nucleo familiare, i titoli di Stato e alcuni prodotti del risparmio postale, compresi i buoni fruttiferi postali.
Il limite è complessivo per il nucleo e comprende gli strumenti indicati dalla legge, non 50.000 euro per ciascun componente o per ogni singolo prodotto. L’esclusione non elimina l’obbligo di fornire le informazioni richieste nella DSU secondo le istruzioni aggiornate.
Poiché le regole ISEE possono essere modificate, per una dichiarazione concreta è opportuno verificare le istruzioni INPS dell’anno di presentazione o rivolgersi a un CAF.
Come scegliere il buono più adatto
Prima si sceglie la durata: sei mesi, quattro anni, otto, dodici, venti o il periodo fino ai 18 anni del minore. Poi si verifica a quali date maturano davvero gli interessi e che cosa accade in caso di rimborso anticipato.
Va confrontato il rendimento netto, non soltanto il tasso lordo in evidenza. Bisogna sottrarre la tassazione sugli interessi, considerare il bollo oltre la soglia e controllare requisiti come nuova liquidità, successione conclusa o precedente rimborso di altri prodotti.
Infine è utile confrontare il buono con alternative della stessa durata, come conto deposito e titoli di Stato, tenendo conto di liquidità, garanzia, inflazione e obiettivi personali. La garanzia statale non rende automaticamente conveniente ogni serie.
Domande frequenti
Quanto rendono oggi i buoni postali? Dipende dalla serie. Al 28 agosto 2026 gli esempi principali vanno dall’1,75% annuo lordo del prodotto semestrale fino al 4,00% per i Buoni Minori con le durate più lunghe.
Qual è il buono che rende di più? Il tasso più alto non basta per scegliere: alcune offerte sono riservate, altre richiedono durate molto lunghe o riconoscono il rendimento soltanto a scadenza.
I buoni postali sono sicuri? Sono emessi da CDP e garantiti dallo Stato, ma il rendimento netto può essere eroso da tasse, bollo e inflazione.
Si perde il capitale ritirando prima? Il capitale è normalmente rimborsato al netto degli oneri fiscali, ma si possono perdere tutti o parte degli interessi non ancora maturati.
Quanto rende un buono da 10.000 euro? Dipende da tasso e durata. Al 2,00% effettivo annuo lordo per quattro anni, il montante è circa 10.824 euro lordo e 10.721 euro dopo la sola tassa sugli interessi, prima del bollo.
I rendimenti sono netti? No. Le percentuali pubblicizzate sono normalmente lorde; sugli interessi si applica il 12,50% e può essere dovuto il bollo.
Si pagano commissioni? Poste indica assenza di costi di sottoscrizione e rimborso, salvo gli oneri fiscali.
I buoni entrano nell’ISEE? Sono esclusi entro il limite complessivo di 50.000 euro per nucleo previsto dalla normativa vigente insieme agli altri strumenti indicati.
Un vecchio buono cartaceo può scadere? Sì. Dopo la scadenza non rende più e, trascorsi dieci anni, può prescriversi.
Dove verificare il rendimento esatto? Nel simulatore di Poste Italiane e nella scheda di sintesi o nel foglio informativo della specifica serie.
Casi particolari
- I rendimenti riportati sono quelli delle offerte e delle serie consultate il 28 agosto 2026 e possono cambiare per le nuove sottoscrizioni.
- Il tasso indicato è annuo lordo e non coincide con il guadagno netto finale.
- Ogni serie ha proprie date di maturazione degli interessi; il rimborso anticipato può non riconoscerli.
- Il Buono 100 è riservato alla nuova liquidità e alle condizioni specifiche dell’offerta.
- I Buoni Minori rendono fino al 4,00% soltanto con le durate più lunghe fino al compimento dei 18 anni.
- I buoni con premio riconoscono il premio solo alla scadenza e sul capitale non rimborsato anticipatamente.
- Il capitale è assistito dalla garanzia dello Stato, ma il potere d’acquisto non è protetto dall’inflazione salvo prodotti indicizzati con regole proprie.
- Gli interessi sono tassati al 12,50% e il bollo può essere dovuto sopra la soglia prevista.
- Il calcolo di esempio su 10.000 euro non comprende l’imposta di bollo.
- Per i buoni cartacei i diritti si prescrivono dieci anni dopo la scadenza.
- L’esclusione ISEE fino a 50.000 euro è complessiva per nucleo e va verificata secondo le istruzioni dell’anno.
- Prima della sottoscrizione bisogna leggere la Scheda di Sintesi e il Foglio Informativo della serie esatta.
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Fonti ufficiali e affidabili
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