Che cos’è un ciclone in parole semplici

In meteorologia un ciclone è un’ampia area di bassa pressione: l’aria converge verso il centro, sale e favorisce la formazione di nubi, precipitazioni e vento. La parola descrive quindi una famiglia di sistemi atmosferici, non soltanto le grandi tempeste tropicali mostrate nelle immagini satellitari.

Il termine deriva dal movimento rotatorio dei venti attorno al minimo di pressione. Nell’emisfero nord la circolazione è antioraria, mentre nell’emisfero sud è oraria. Al suolo il vento non segue un cerchio perfetto: l’attrito e il gradiente di pressione lo fanno spiraleggiare verso il centro.

Un ciclone può avere dimensioni, durata e intensità molto diverse. Le comuni perturbazioni delle medie latitudini sono spesso cicloni extratropicali; uragani, tifoni e cicloni tropicali appartengono invece alla stessa classe di sistemi alimentati dall’oceano caldo.

Perché l’aria ruota attorno alla bassa pressione

L’aria tende a muoversi dalle zone di pressione maggiore verso quelle di pressione minore. Su una Terra in rotazione la forza apparente di Coriolis devia questo movimento: verso destra nell’emisfero nord e verso sinistra in quello sud.

Dalla combinazione tra gradiente di pressione, rotazione terrestre e attrito nasce la circolazione a spirale. Più le isobare sono ravvicinate, maggiore può essere il gradiente di pressione e più forti possono diventare i venti, anche se la velocità effettiva dipende dalla struttura del sistema.

Vicino all’equatore l’effetto di Coriolis è troppo debole per avviare e mantenere facilmente la rotazione organizzata di un ciclone tropicale. Per questo questi sistemi si formano in genere ad almeno alcuni gradi di latitudine dall’equatore.

Quali tipi di ciclone esistono

I cicloni tropicali si sviluppano sopra mari tropicali o subtropicali caldi, non sono associati a fronti e ricavano gran parte della loro energia dal calore liberato quando il vapore acqueo condensa. Tendono ad avere un nucleo caldo e, quando sono intensi e ben organizzati, possono mostrare un occhio.

I cicloni extratropicali si formano soprattutto alle medie latitudini e sono collegati ai contrasti di temperatura tra masse d’aria. Possono essere accompagnati da fronte caldo, fronte freddo e precipitazioni estese; sono le perturbazioni che interessano più spesso l’Europa.

Esistono anche sistemi subtropicali e strutture ibride, con caratteristiche intermedie o capaci di cambiare natura durante la loro evoluzione. La classificazione si basa sul meccanismo che li alimenta e sulla loro struttura, non semplicemente sulla forza del vento.

Come si forma un ciclone tropicale

Servono anzitutto una perturbazione preesistente e una vasta superficie marina molto calda, in genere attorno o oltre 26,5-27 °C, capace di fornire calore e vapore acqueo. L’acqua calda da sola, però, non basta.

L’aria umida sale nei temporali e il vapore condensa, liberando calore. Questo riscalda la colonna d’aria, favorisce un’ulteriore diminuzione della pressione al suolo e richiama altra aria umida: se il processo rimane organizzato, può instaurarsi un circuito di intensificazione.

Occorrono inoltre atmosfera sufficientemente umida, instabilità e debole variazione del vento con la quota, chiamata wind shear. Un forte shear può inclinare e disgregare la struttura. La rotazione terrestre aiuta infine i temporali a organizzarsi attorno a un centro chiuso.

Occhio, parete dell’occhio e bande di pioggia

Nei cicloni tropicali maturi il centro può essere occupato dall’occhio, una zona relativamente calma e spesso meno nuvolosa. Non tutti i cicloni hanno un occhio visibile e la sua presenza non significa che il pericolo sia passato.

Attorno all’occhio si trova la parete dell’occhio, o eyewall, dove si concentrano normalmente i temporali più intensi e i venti più forti. Il passaggio dell’occhio può produrre una pausa ingannevole, seguita dalla ripresa del vento dalla direzione opposta quando arriva l’altro lato della parete.

Più lontano si avvolgono le bande spiraliformi di pioggia, che possono portare rovesci, raffiche e tornado anche a grande distanza dal centro. Dimensione del ciclone, intensità massima e area interessata non sono la stessa cosa.

Da depressione tropicale a uragano

L’Organizzazione meteorologica mondiale distingue la perturbazione tropicale dalla depressione tropicale, che ha una circolazione chiusa ma venti massimi sostenuti inferiori a 34 nodi. Tra 34 e 63 nodi, circa 63-117 km/h, il sistema è una tempesta tropicale e riceve un nome.

Da 64 nodi, pari a circa 119 km/h, diventa un ciclone tropicale di intensità uragano. Il nome utilizzato cambia in base al bacino oceanico, ma il fenomeno fisico è lo stesso.

Le soglie si riferiscono al vento massimo sostenuto secondo le convenzioni adottate dai centri meteorologici. Raffiche, durata media del vento e tecniche di osservazione possono differire: confrontare dati di fonti diverse richiede quindi attenzione.

Ciclone, uragano e tifone: qual è la differenza

Uragano e tifone non sono fenomeni meteorologici diversi. Sono denominazioni regionali dello stesso tipo di ciclone tropicale intenso: si parla di uragano nell’Atlantico settentrionale e nel Pacifico nordorientale e centrale, e di tifone nel Pacifico nordoccidentale.

In altri bacini, come l’Oceano Indiano e il Pacifico meridionale, è comune la denominazione ciclone tropicale. Anche i sistemi di classificazione regionali possono usare termini e scale in parte diversi.

Dire soltanto “ciclone” resta corretto come termine generale, ma non indica automaticamente un uragano. Un ciclone extratropicale europeo può essere molto profondo e pericoloso senza avere la struttura o il motore termico di un ciclone tropicale.

Come funziona la scala Saffir-Simpson

La scala Saffir-Simpson classifica gli uragani da categoria 1 a categoria 5 in base al vento massimo sostenuto. Le categorie dalla 3 alla 5 vengono comunemente definite “major hurricanes” nell’Atlantico e nel Pacifico nordorientale.

La scala non misura la quantità di pioggia, l’estensione del sistema, l’altezza delle onde o la mareggiata di tempesta. Un ciclone di categoria relativamente bassa può quindi causare alluvioni gravissime, specialmente se si muove lentamente o colpisce un territorio vulnerabile.

Anche un declassamento non equivale a cessato pericolo. Pioggia, piena dei fiumi, mare agitato e frane possono continuare dopo l’indebolimento dei venti massimi: per le decisioni di sicurezza contano sempre gli avvisi ufficiali locali.

Che cosa sono i cicloni extratropicali

I cicloni extratropicali nascono dall’incontro e dall’interazione tra masse d’aria con temperatura e densità diverse. Si sviluppano spesso lungo il fronte polare e ricavano energia proprio dai contrasti orizzontali di temperatura.

Hanno normalmente una struttura asimmetrica, associata a fronti e a una vasta area di nubi e precipitazioni. Possono estendersi per migliaia di chilometri e produrre vento forte, pioggia, neve e mareggiate, pur non essendo uragani.

Le depressioni atlantiche e mediterranee che influenzano il tempo in Italia appartengono in gran parte a questa categoria. In particolari condizioni un sistema può subire una transizione e acquisire caratteristiche subtropicali o tropicali.

Che cos’è un medicane nel Mediterraneo

Nel Mediterraneo possono formarsi cicloni con caratteristiche simili a quelle tropicali, chiamati tropical-like cyclones o, nel linguaggio comune, medicanes, dalla fusione di Mediterranean e hurricane. Possono presentare bande spiraliformi e talvolta una zona centrale simile a un occhio.

Secondo la Protezione Civile italiana hanno in genere estensione e durata inferiori rispetto ai cicloni tropicali oceanici e si verificano mediamente circa una volta l’anno. La loro genesi è spesso ibrida: oltre al calore del mare contano le condizioni atmosferiche in quota e i contrasti termici.

Possono comunque produrre temporali persistenti, piogge intense, venti dell’ordine di 100-150 km/h, mareggiate e innalzamento del livello del mare lungo le coste. “Uragano mediterraneo” è un’espressione giornalistica utile a rendere l’idea, ma non indica un uragano atlantico trasferito nel Mediterraneo.

Ciclone e tornado non sono la stessa cosa

Un ciclone è un sistema di bassa pressione su scala molto ampia, capace di durare giorni e di estendersi per centinaia o migliaia di chilometri. Un tornado è invece una colonna d’aria violentemente rotante, collegata a un temporale e a contatto con il suolo, con dimensioni e durata molto minori.

I tornado possono formarsi all’interno delle bande temporalesche di un ciclone tropicale, ma non sono “piccoli cicloni” e seguono processi diversi. Il loro vento può essere estremamente intenso su una fascia ristretta.

Anche tromba d’aria e tromba marina descrivono vortici locali associati ai temporali. Per distinguere i fenomeni non basta osservare che entrambi ruotano: bisogna considerare scala, origine, struttura e rapporto con le nubi temporalesche.

Quali sono i pericoli di un ciclone

I principali pericoli sono vento distruttivo, piogge torrenziali, alluvioni improvvise, frane, onde elevate e mareggiata di tempesta. Quest’ultima nasce dall’azione combinata della bassa pressione e soprattutto dei venti che spingono l’acqua verso la costa.

La gravità dipende non solo dalla velocità massima del vento, ma anche da dimensione, traiettoria, velocità di spostamento, durata delle piogge, forma della costa, livello del mare e vulnerabilità del territorio. Le inondazioni possono verificarsi molto lontano dal punto di approdo.

Quando un ciclone tropicale raggiunge la terraferma perde la principale fonte di calore e umidità e tende a indebolirsi, ma può continuare a produrre piogge pericolose. In presenza di un’allerta bisogna seguire Protezione Civile e autorità locali, evitare coste e corsi d’acqua esposti e non affidarsi soltanto alla categoria del vento.

Domande frequenti sui cicloni

Un ciclone si forma soltanto ai tropici? No. I cicloni extratropicali sono comuni alle medie latitudini; ai tropici si formano quelli alimentati dal mare caldo.

Tutti i cicloni hanno un occhio? No. L’occhio compare soprattutto nei cicloni tropicali maturi e ben organizzati.

L’uragano è più forte del tifone? No. I due nomi dipendono dalla regione; l’intensità va confrontata con vento e classificazione.

Un medicane è un vero uragano? È un ciclone mediterraneo con alcune caratteristiche tropicali, spesso di natura ibrida e generalmente più piccolo dei grandi cicloni oceanici.

Il ciclone gira sempre nello stesso verso? No. Ruota in senso antiorario nell’emisfero nord e orario in quello sud.

Casi particolari

  • Ciclone è un termine generale per un sistema atmosferico di bassa pressione con circolazione organizzata.
  • Nell’emisfero nord i cicloni ruotano in senso antiorario; nell’emisfero sud in senso orario.
  • Uragano e tifone sono nomi regionali dello stesso fenomeno tropicale intenso.
  • Un tornado è molto più piccolo, nasce da un temporale ed è diverso da un ciclone.
  • Un mare caldo è necessario ma non sufficiente: servono umidità, instabilità, una perturbazione e poco wind shear.
  • Non tutti i cicloni tropicali sviluppano un occhio.
  • La scala Saffir-Simpson considera il vento massimo sostenuto, non pioggia, dimensione o mareggiata.
  • Un ciclone declassato può restare molto pericoloso per piogge e alluvioni.
  • I cicloni extratropicali europei ricavano energia soprattutto dai contrasti tra masse d’aria.
  • I medicanes sono cicloni mediterranei con caratteristiche tropicali o ibride, non uragani atlantici trasferiti nel Mediterraneo.

Verifica le informazioni

Fonti ufficiali e affidabili

01
Cicloni mediterranei e tropical-like cyclones

Dipartimento della Protezione Civile

02
Tropical cyclones: definizioni e soglie del vento

Organizzazione meteorologica mondiale

03
Qual è la differenza tra ciclone, uragano e tifone?

NOAA – National Ocean Service

04
Che cos’è un uragano e come viene classificato

NOAA – National Ocean Service

05
Glossario ufficiale dei cicloni tropicali

NOAA – National Hurricane Center

06
Come nascono gli uragani sopra gli oceani caldi

NOAA Ocean Exploration

07
Scala Saffir-Simpson del vento degli uragani

NOAA – National Hurricane Center

08
Sicurezza e pericoli dei cicloni tropicali

Organizzazione meteorologica mondiale