Che cos’è la difterite

La difterite è un’infezione batterica acuta e potenzialmente mortale. Colpisce più spesso naso, gola e laringe, ma può interessare anche la pelle. In Italia è rara grazie alla vaccinazione, tuttavia casi sporadici e importati continuano a essere segnalati.

La malattia classica è causata da ceppi di Corynebacterium diphtheriae capaci di produrre la tossina difterica. Non basta quindi trovare il batterio: per confermare la difterite tossinica occorre stabilire se il ceppo produce la tossina.

È una malattia a notifica obbligatoria. Anche un solo caso sospetto richiede assistenza medica urgente e il coinvolgimento dei servizi di sanità pubblica per proteggere i contatti.

Che cosa fa la tossina difterica

Il batterio può rimanere nella zona infetta, mentre la tossina danneggia i tessuti locali e può entrare nel sangue. Nelle vie respiratorie cellule morte, fibrina, batteri e cellule infiammatorie formano una placca spessa e aderente chiamata pseudomembrana.

La pseudomembrana può estendersi su tonsille, faringe, laringe, naso e talvolta trachea, restringendo il passaggio dell’aria. Tentare di staccarla con forza può provocare sanguinamento e peggiorare l’ostruzione: non va rimossa a casa.

La tossina circolante può raggiungere organi lontani, in particolare cuore e sistema nervoso. La gravità non dipende soltanto dal mal di gola iniziale, che può apparire modesto.

Come si trasmette e quanto dura l’incubazione

C. diphtheriae si trasmette soprattutto attraverso goccioline respiratorie emesse parlando, tossendo o starnutendo e mediante contatto ravvicinato con secrezioni o lesioni cutanee infette. Anche persone senza sintomi evidenti possono trasportare e diffondere il batterio.

Il periodo di incubazione è di solito compreso tra 2 e 5 giorni, con un intervallo possibile di circa 1–10 giorni. Senza terapia il microrganismo può restare presente nelle secrezioni per settimane.

Il rischio aumenta quando la copertura vaccinale è bassa, in condizioni di sovraffollamento e durante epidemie. Un viaggio non causa la malattia, ma chi non è protetto può esporsi in aree dove la difterite circola ancora.

Quali sono i sintomi della difterite respiratoria

L’esordio è spesso graduale: mal di gola, febbre in genere non elevata, debolezza, perdita di appetito, difficoltà a deglutire e linfonodi del collo ingrossati. Se è coinvolta la laringe possono comparire raucedine e tosse.

Il segno caratteristico è una pseudomembrana grigio-biancastra, spessa e aderente, che in genere compare dopo 2–3 giorni di malattia. Non tutte le faringiti con placche sono difterite e altre infezioni possono assomigliarle: la diagnosi deve essere medica.

Nei quadri gravi il collo può gonfiarsi molto, producendo il cosiddetto collo taurino. La persona può apparire molto debole e avere difficoltà crescente a respirare o a deglutire.

Quando bisogna chiedere aiuto subito

Difficoltà respiratoria, rumore nel respiro, colorazione bluastra, incapacità di deglutire la saliva, rapido gonfiore del collo, debolezza marcata o una membrana aderente in gola richiedono assistenza urgente. In Italia bisogna chiamare il 112 se la respirazione è compromessa.

Il sospetto è più importante se la persona non è vaccinata o non ha completato i richiami, ha avuto contatto con un caso oppure proviene da un’area con circolazione della malattia. Non bisogna recarsi in una sala d’attesa senza avvisare: la struttura sanitaria deve organizzare le precauzioni contro il contagio.

Non toccare la pseudomembrana, non condividere bicchieri o posate e non affidarsi ad antibiotici avanzati in casa. Il trattamento precoce può salvare la vita e non deve essere ritardato in attesa di conferme online.

Quali complicanze può provocare

L’ostruzione delle vie aeree può causare insufficienza respiratoria e soffocamento. Nei bambini piccoli il passaggio dell’aria è più stretto e il rischio di una rapida compromissione respiratoria è particolarmente importante.

La miocardite, cioè l’infiammazione del muscolo cardiaco, può alterare il ritmo del cuore e portare a insufficienza cardiaca. Può manifestarsi durante la malattia o anche dopo un iniziale miglioramento.

La neurite può danneggiare i nervi e provocare difficoltà nel movimento del palato, degli occhi o degli arti; nei casi gravi può interessare il diaframma. Sono possibili anche danni renali. La mortalità resta significativa anche con le cure, soprattutto nelle forme respiratorie gravi.

Esiste anche la difterite cutanea

La forma cutanea può presentarsi come un’ulcera dai margini netti, una ferita che guarisce lentamente, una membrana sulla lesione, arrossamento, dolore o desquamazione. Può essere confusa con altre infezioni della pelle e spesso contiene più specie batteriche.

Le complicanze sistemiche sono meno frequenti rispetto alla forma respiratoria, ma una lesione può diffondere il batterio attraverso il contatto. Deve quindi essere valutata, sottoposta a tampone quando indicato e gestita con precauzioni specifiche.

Anche Corynebacterium ulcerans può produrre tossina difterica e provocare una malattia simile. Le infezioni sono associate soprattutto al contatto con animali infetti o al consumo di latte crudo; la trasmissione tra persone non è stata documentata come per C. diphtheriae.

Come si fa la diagnosi

La difterite respiratoria viene inizialmente sospettata in base ai sintomi e all’aspetto della gola. Poiché ogni ora può essere importante, i medici possono iniziare il trattamento prima del risultato definitivo quando il quadro è compatibile.

Prima degli antibiotici, se possibile senza ritardare le cure, si prelevano campioni dalla gola, dal naso o dalla lesione. Il laboratorio ricerca il Corynebacterium e test specializzati verificano se produce tossina.

La sola identificazione genetica del gene della tossina non sempre dimostra che la tossina sia effettivamente prodotta. I risultati vengono quindi interpretati insieme al quadro clinico e alle analisi coordinate dai laboratori di riferimento e dalla sanità pubblica.

Come si cura e come vengono gestiti i contatti

La difterite respiratoria richiede isolamento e trattamento ospedaliero. L’antitossina neutralizza la tossina ancora libera ma non ripara i danni già avvenuti; per questo va somministrata il prima possibile. Gli antibiotici eliminano il batterio e riducono la trasmissione.

Possono servire supporto respiratorio, controllo delle vie aeree e monitoraggio cardiaco e neurologico. Dopo la terapia vengono eseguiti tamponi di controllo secondo le indicazioni sanitarie, perché l’isolamento termina solo quando è documentata l’eliminazione del batterio.

I contatti stretti vengono individuati dai servizi sanitari: possono essere sottoposti a tamponi, sorveglianza dei sintomi per 7–10 giorni, antibiotici preventivi e aggiornamento della vaccinazione. Non devono organizzare autonomamente profilassi o quarantena.

Vaccino e richiami in Italia

Il vaccino contiene anatossina difterica, cioè tossina resa innocua ma capace di stimolare anticorpi protettivi. Non può causare la difterite. È generalmente somministrato in combinazione con tetano, pertosse, poliomielite e altri antigeni.

Il calendario italiano prevede tre dosi dell’esavalente nel primo anno di vita, un richiamo contro difterite-tetano-pertosse-polio a 5–6 anni e un altro dal compimento dei 12 anni. Negli adulti è raccomandato il richiamo dTpa ogni 10 anni per mantenere la protezione.

Aver avuto la malattia può non lasciare un’immunità sufficiente, quindi anche chi guarisce deve verificare e completare la vaccinazione. Se il certificato vaccinale è incerto, il medico o il servizio vaccinale può ricostruire il percorso senza improvvisare dosi o intervalli.

Casi particolari

  • La difterite è causata soprattutto da ceppi di C. diphtheriae che producono una tossina.
  • La forma respiratoria può creare una pseudomembrana aderente che ostacola il passaggio dell’aria.
  • La pseudomembrana non deve essere staccata: può sanguinare e peggiorare l’ostruzione.
  • L’incubazione dura di solito 2–5 giorni, ma può variare da circa 1 a 10 giorni.
  • Febbre lieve e mal di gola non escludono una malattia grave: la tossina può danneggiare cuore e nervi.
  • Difficoltà respiratoria o a deglutire, collo molto gonfio e membrana in gola richiedono aiuto urgente.
  • La terapia della forma respiratoria comprende antitossina e antibiotici e non deve attendere la conferma definitiva se il sospetto è forte.
  • I contatti stretti vengono gestiti dalla sanità pubblica con sorveglianza, tamponi, profilassi e controllo dei vaccini.
  • In Italia il vaccino fa parte dell’esavalente infantile, con richiami nell’infanzia, nell’adolescenza e ogni 10 anni negli adulti.
  • La malattia può non conferire immunità: anche dopo la guarigione va verificato lo stato vaccinale.

Verifica le informazioni

Fonti ufficiali e affidabili

01
Difterite: malattia, trasmissione, sintomi e prevenzione

Ministero della Salute

02
Difterite

EpiCentro – Istituto Superiore di Sanità

03
Calendario vaccinale nazionale

Ministero della Salute

04
Vaccinazione difterite-tetano-pertosse negli adulti

Ministero della Salute

05
Diphtheria fact sheet

Organizzazione mondiale della sanità

06
Segni clinici e complicanze della difterite

Centers for Disease Control and Prevention

07
Diagnosi, trattamento e gestione dei contatti

Centers for Disease Control and Prevention

08
Difterite: caratteristiche cliniche, incubazione e vaccino

CDC Pink Book

09
Difterite in Europa

European Centre for Disease Prevention and Control