Che cos’è un’accisa, spiegato semplice

Un’accisa è un’imposta indiretta che colpisce la produzione o il consumo di determinate categorie di beni. È indiretta perché non dipende direttamente dal reddito o dal patrimonio di una persona: viene applicata al prodotto e finisce normalmente nel prezzo di vendita.

In Italia la disciplina principale è contenuta nel Testo unico delle accise, il decreto legislativo 504 del 1995. Le regole sono armonizzate a livello europeo: l’Unione europea stabilisce un quadro comune e aliquote minime, mentre ogni Stato determina le proprie aliquote nazionali nel rispetto di quei limiti.

Si parla spesso di accise al plurale perché non esiste una sola aliquota uguale per tutto. Il calcolo cambia in base al prodotto, alla quantità, all’uso e alle eventuali agevolazioni previste dalla legge.

Su quali prodotti si pagano le accise

Le principali categorie soggette ad accisa sono i prodotti energetici, compresi benzina, gasolio, GPL e combustibili per riscaldamento; l’alcol e le bevande alcoliche; i tabacchi lavorati; il gas naturale e l’energia elettrica.

Non tutti i prodotti collegati a queste categorie sono tassati allo stesso modo. L’aliquota può dipendere dall’impiego: un prodotto energetico usato come carburante può avere un trattamento diverso dallo stesso prodotto destinato a un processo industriale o alla produzione di energia.

Alcuni prodotti, come liquidi da inalazione e altri succedanei del tabacco, sono assoggettati a specifiche imposte di consumo. Nel linguaggio comune vengono talvolta inclusi tra le accise, ma il Testo unico distingue tecnicamente i due regimi.

Come si calcolano

La caratteristica tipica dell’accisa è il calcolo sulla quantità fisica del prodotto, non sul suo prezzo. Le aliquote possono essere espresse in euro per mille litri, per chilogrammo, per ettolitro, per grado Plato nel caso della birra, oppure per quantità di energia consumata.

La formula generale è semplice: quantità tassabile moltiplicata per aliquota vigente al momento dell’immissione in consumo. Se un’aliquota sui carburanti è pari a 672,90 euro per mille litri, l’accisa corrisponde a 0,6729 euro per litro.

Il fatto che il prezzo industriale salga o scenda non modifica automaticamente l’importo unitario dell’accisa. Cambiano invece l’IVA, calcolata in percentuale, e il prezzo finale. Il Governo può comunque rideterminare temporaneamente le aliquote con un provvedimento specifico.

Chi paga l’accisa e quando diventa dovuta

Sul piano giuridico, il soggetto obbligato è normalmente l’operatore che immette il prodotto in consumo: per esempio il titolare di un deposito fiscale, un destinatario registrato o, nelle importazioni, il soggetto individuato dalle norme doganali.

Durante produzione, deposito e trasporto i prodotti possono circolare in regime sospensivo, cioè senza pagamento immediato. L’obbligazione nasce con la fabbricazione, l’estrazione o l’ingresso nel territorio dello Stato, ma l’imposta diventa esigibile quando il prodotto viene immesso in consumo o esce dal regime sospensivo.

Il consumatore non versa materialmente l’accisa all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Ne sostiene però il costo economico perché l’operatore la incorpora nel prezzo della benzina, della sigaretta, dell’alcolico o della bolletta.

Qual è la differenza tra accisa e IVA

Accisa e IVA sono entrambe imposte indirette, ma funzionano diversamente. L’accisa è normalmente un importo legato alla quantità; l’IVA è una percentuale applicata al valore imponibile della vendita.

Nei carburanti l’IVA del 22% si applica anche sulla componente di prezzo costituita dall’accisa. Per questo si dice, in modo sostanzialmente corretto, che si paga anche l’IVA sull’accisa.

Con l’aliquota ordinaria di 0,6729 euro al litro, la sola IVA riferibile all’accisa vale circa 0,148 euro al litro. Accisa e IVA su quella accisa sommano quindi circa 0,821 euro al litro, prima di considerare l’IVA applicata al costo industriale e agli altri margini.

Quanto valgono le accise su benzina e gasolio nel 2026

La legge di bilancio per il 2026 ha portato l’aliquota ordinaria sia della benzina sia del gasolio usato come carburante a 672,90 euro per mille litri, cioè 0,6729 euro per litro. La parificazione ha sostituito il precedente percorso graduale di avvicinamento tra i due carburanti.

Nel corso del 2026, tuttavia, il Governo è intervenuto più volte con riduzioni temporanee legate alla crisi energetica. Aliquota ordinaria e aliquota effettivamente vigente in una determinata giornata possono quindi non coincidere.

Alla data di aggiornamento di questa scheda, 26 agosto 2026, il decreto interministeriale del 20 agosto ha ridotto per il 25 e 26 agosto l’accisa sul gasolio a 532,90 euro per mille litri, cioè 0,5329 euro al litro. È uno sconto di 14 centesimi rispetto all’aliquota ordinaria. Salvo un nuovo provvedimento, dal 27 agosto torna applicabile l’aliquota ordinaria; per il dato del giorno è sempre opportuno controllare la tabella aggiornata dell’ADM.

Un taglio delle accise abbassa subito il prezzo alla pompa?

In teoria una riduzione dell’accisa diminuisce sia l’imposta fissa sia l’IVA calcolata su quella parte. Un taglio di 14 centesimi al litro può quindi produrre un effetto fiscale massimo di circa 17,08 centesimi considerando anche l’IVA al 22%.

Il prezzo osservato alla pompa non dipende però soltanto dalle imposte. Pesano costo internazionale del prodotto, cambio euro-dollaro, raffinazione, trasporto, distribuzione e margini degli operatori. Nello stesso periodo questi elementi possono muoversi in direzione opposta e rendere il calo finale più piccolo o più grande.

L’accisa mobile è il meccanismo che consente di finanziare riduzioni temporanee con il maggior gettito IVA ottenuto quando il prezzo internazionale del petrolio cresce. Non è una riduzione automatica: servono le condizioni previste dalla legge e un decreto che ridetermini le aliquote.

Paghiamo ancora le accise per la guerra d’Etiopia?

È frequente leggere elenchi che associano singoli centesimi del prezzo della benzina alla guerra d’Etiopia, alla crisi di Suez, al terremoto del Belice o ad altre emergenze. Quegli elenchi ricordano che, in passato, alcuni aumenti furono introdotti per finanziare eventi specifici.

Oggi, però, non esistono voci separate riscosse con quelle etichette. Dal riordino del 1995 gli aumenti storici sono confluiti in un’unica aliquota indifferenziata, modificata più volte negli anni. Il gettito entra nel bilancio generale dello Stato e non viene automaticamente destinato alla spesa che aveva motivato un vecchio aumento.

Dire che l’aliquota attuale ha anche una storia fatta di aumenti successivi è corretto; dire che sulla ricevuta del carburante si paga ancora una specifica tassa separata per la guerra d’Etiopia è invece fuorviante.

Accise su alcol, tabacchi, gas ed elettricità

Per gli alcolici il metodo varia. Nel 2026 l’accisa sulla birra è pari a 2,98 euro per ettolitro e grado Plato; per gli spiriti si considera l’ettolitro anidro, cioè la quantità di alcol puro. In Italia il vino fermo ha aliquota zero, pur restando nel sistema armonizzato e soggetto ai relativi controlli.

Sui tabacchi lavorati la tassazione combina componenti specifiche e proporzionali secondo il tipo di prodotto. Per questo non si può ricavare l’imposta su un pacchetto usando la semplice formula al litro impiegata per i carburanti.

Gas naturale ed energia elettrica sono tassati in base ai consumi e agli usi previsti dalla legge. Le aliquote possono cambiare tra impieghi domestici e non domestici, scaglioni di consumo, territori e applicazione di agevolazioni. In bolletta l’accisa è distinta dalle componenti commerciali e dall’IVA.

Esenzioni, aliquote ridotte e rimborsi

Il Testo unico prevede esenzioni o aliquote ridotte per usi determinati, fra cui alcuni impieghi agricoli, industriali, nella navigazione, nella produzione di energia e per particolari biocarburanti. L’agevolazione non dipende soltanto dal tipo di prodotto, ma dall’uso effettivo e dal rispetto delle condizioni documentali.

Alcune imprese possono chiedere rimborsi o beneficiare di regimi specifici. Non significa che qualunque acquisto professionale sia automaticamente esente: occorrono il presupposto previsto dalla legge, autorizzazioni e tracciabilità.

Le aliquote possono cambiare anche rapidamente. Per importi aggiornati e casi professionali bisogna consultare le tabelle dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e la normativa vigente, non una vecchia ricevuta o un elenco circolato online.

Perché esistono le accise

Le accise hanno tre funzioni principali. Producono un gettito relativamente stabile per lo Stato; possono attribuire un costo fiscale a consumi con effetti ambientali o sanitari; e influenzano il comportamento dei consumatori rendendo alcuni prodotti più costosi.

L’effetto non è uguale per tutti. Se il bene è necessario o difficile da sostituire, una quota maggiore dell’imposta può ricadere sulle famiglie e sulle imprese. Per questo tagli, aumenti ed esenzioni sono spesso al centro del dibattito su equità, ambiente e finanza pubblica.

Le accise non sono quindi un sovrapprezzo deciso dal distributore: sono tributi disciplinati da norme nazionali ed europee, riscossi lungo la filiera e infine riflessi nel prezzo pagato dal consumatore.

Domande frequenti sulle accise

Le accise sono una percentuale? Di regola no: sono importi calcolati sulla quantità del prodotto. Alcuni settori, come i tabacchi, hanno strutture più articolate.

Dove si vedono? Nei carburanti sono comprese nel prezzo al litro; nelle bollette di gas ed elettricità possono comparire tra imposte e accise; negli altri prodotti sono normalmente incorporate nel prezzo finale.

L’IVA si calcola anche sull’accisa? Sì, nei carburanti l’accisa entra nella base imponibile IVA.

Benzina e diesel hanno la stessa accisa nel 2026? L’aliquota ordinaria è identica, 0,6729 euro al litro, ma riduzioni temporanee possono creare differenze in singoli periodi.

Chi stabilisce le aliquote? L’Unione europea definisce il quadro e i minimi; lo Stato italiano stabilisce le aliquote nazionali e può modificarle nel rispetto delle regole europee.

Casi particolari

  • Le accise sono imposte indirette applicate soprattutto a prodotti energetici, alcol, tabacchi ed elettricità.
  • Di regola si calcolano sulla quantità del bene e non come percentuale del prezzo.
  • L’imposta diventa esigibile quando il prodotto è immesso in consumo.
  • La versa un operatore della filiera, ma il costo è normalmente incluso nel prezzo pagato dal consumatore.
  • L’IVA sui carburanti si applica anche sulla componente costituita dall’accisa.
  • Nel 2026 benzina e gasolio hanno un’aliquota ordinaria di 672,90 euro per mille litri.
  • Il 25 e 26 agosto 2026 il gasolio ha un’aliquota temporanea ridotta a 532,90 euro per mille litri.
  • Un taglio di 14 centesimi di accisa vale circa 17,08 centesimi includendo la minore IVA teorica.
  • Le vecchie causali storiche non sono oggi voci separate: sono confluite in un’aliquota unica.
  • Le aliquote e le agevolazioni cambiano in base al prodotto, all’uso e ai provvedimenti in vigore.

Verifica le informazioni

Fonti ufficiali e affidabili

01
Testo unico delle accise, decreto legislativo 504/1995

Normattiva

02
Disciplina generale, prodotti soggetti e accise sui carburanti

Camera dei deputati

03
Aliquote di accisa nazionali aggiornate

Agenzia delle Dogane e dei Monopoli

04
Classificazione dei prodotti e aliquote

Agenzia delle Dogane e dei Monopoli

05
Decreto 20 agosto 2026: riduzione temporanea sul gasolio

Gazzetta Ufficiale

06
Parificazione delle aliquote di benzina e gasolio nel 2026

Senato della Repubblica

07
Direttiva UE sul regime generale delle accise

EUR-Lex

08
Storia delle causali e aliquota indifferenziata

Camera dei deputati

09
Legge di bilancio 2026 e aliquota sulla birra

Camera dei deputati