Come si riproducono gli squali
Non esiste un solo modo di nascere per tutti gli squali. Le oltre 500 specie conosciute hanno evoluto strategie diverse: alcune depongono uova, altre partoriscono piccoli vivi e, fra queste ultime, cambia anche il modo in cui gli embrioni ricevono nutrimento durante lo sviluppo.
Il punto in comune è la fecondazione interna. A differenza di molti pesci ossei, che liberano uova e sperma nell’acqua, gli squali si accoppiano e la fecondazione avviene nel corpo della femmina.
Le tre grandi modalità descritte sono oviparità, viviparità aplacentata e viviparità placentata. Il termine ovoviviparità è ancora molto diffuso, ma oggi molti biologi preferiscono includere quel tipo di sviluppo nella viviparità aplacentata.
Accoppiamento e fecondazione interna
Il maschio possiede due organi allungati chiamati pterigopodi, o claspers in inglese, formati da modificazioni delle pinne pelviche. Durante l’accoppiamento ne inserisce normalmente uno nella cloaca della femmina e trasferisce lo sperma.
Per mantenere la posizione il maschio può afferrare la femmina con la bocca. I morsi possono lasciare cicatrici, e in diverse specie la pelle delle femmine è più spessa in alcune zone. È un comportamento riproduttivo, non una forma di alimentazione.
In alcune specie la femmina può conservare lo sperma per mesi e usarlo in seguito. Una stessa cucciolata può inoltre avere padri diversi quando le uova vengono fecondate con sperma di più maschi.
Come distinguere il maschio dalla femmina
Il segno esterno più semplice è la presenza dei pterigopodi. Nel maschio si vedono due appendici affiancate alla parte interna delle pinne pelviche, vicino alla coda; nella femmina queste appendici non ci sono.
I due pterigopodi sono strutture anatomiche permanenti, ma durante un singolo accoppiamento viene usato in genere quello che si trova nella posizione più favorevole. Nei giovani non ancora maturi sono più piccoli e flessibili.
Dimensioni e forma del corpo non bastano sempre per riconoscere il sesso. In alcune specie le femmine adulte sono mediamente più grandi, ma l’osservazione dei pterigopodi resta il criterio esterno più affidabile.
Gli squali ovipari: le uova e la borsa della sirena
Nelle specie ovipare la femmina depone uova racchiuse in capsule resistenti, spesso ancorate a rocce, alghe o fondali. Queste custodie, talvolta trovate vuote sulla spiaggia, sono note come borse della sirena.
L’embrione cresce fuori dal corpo materno e usa il tuorlo contenuto nell’uovo come riserva di nutrimento. La capsula lo protegge, ma consente il passaggio dell’acqua e dell’ossigeno necessari allo sviluppo.
La forma della capsula cambia fra le specie: può avere filamenti, viticci o estremità appuntite utili a fissarla al substrato. Gattucci e squali zebra sono esempi di squali che depongono uova. Dopo la deposizione non vi sono normalmente cure parentali.
Viviparità aplacentata e ovoviviparità
Nella viviparità aplacentata le uova si sviluppano e si schiudono all’interno della madre. Gli embrioni non sono collegati a una vera placenta: in molte specie utilizzano soprattutto il proprio sacco vitellino fino alla nascita.
Questa modalità viene spesso chiamata ovoviviparità. La parola è comprensibile e ancora usata in testi divulgativi, ma la classificazione moderna distingue più precisamente le forme di viviparità in base a come gli embrioni vengono nutriti.
Lo squalo bianco è un esempio di specie con sviluppo aplacentato. In questo gruppo rientrano però meccanismi diversi, perciò non è corretto pensare che tutti gli squali che partoriscono vivi seguano lo stesso processo.
Viviparità placentata
In alcune specie, esaurito il tuorlo iniziale, il sacco vitellino forma con la parete dell’utero una connessione che funziona in modo simile a una placenta. Attraverso questo rapporto la madre fornisce sostanze nutritive all’embrione.
È una soluzione evolutiva paragonabile per funzione, ma non identica in ogni dettaglio alla placenta dei mammiferi. Squali martello e squali leuca, chiamati anche squali toro, appartengono a gruppi nei quali si osserva questa forma di viviparità.
Alla fine della gestazione la femmina partorisce piccoli vivi e già formati. Il numero, le dimensioni e il grado di sviluppo dei neonati dipendono molto dalla specie.
Come si nutrono gli embrioni: oofagia e casi estremi
In alcune specie a viviparità aplacentata gli embrioni consumano uova non fecondate prodotte dalla madre. Questo comportamento, chiamato oofagia, fornisce energia aggiuntiva oltre alla riserva iniziale di tuorlo ed è noto, per esempio, nello squalo bianco.
Lo squalo toro della sabbia presenta un caso ancora più particolare, detto adelfofagia o cannibalismo intrauterino: l’embrione più sviluppato di ciascun utero mangia altri embrioni. Alla nascita sopravvivono così pochi piccoli, ma di dimensioni relativamente grandi.
Questi fenomeni non riguardano tutti gli squali e non vanno presentati come la regola. Sono strategie specializzate evolute soltanto in alcuni gruppi.
Quanto dura la gestazione e quanti piccoli nascono
Non esiste una durata valida per tutte le specie. La gestazione può durare diversi mesi e in alcuni squali supera un anno; nello spinarolo può arrivare fino a circa due anni. Anche i tempi di sviluppo delle uova deposte cambiano con specie e temperatura dell’acqua.
Molti squali producono pochi piccoli relativamente grandi e ben sviluppati rispetto ai pesci che liberano migliaia di uova. Alcune specie fanno però cucciolate molto numerose: NOAA riporta per la verdesca casi fino a 135 piccoli.
Le dimensioni della cucciolata dipendono da specie, età e taglia della femmina. Per conoscere numeri e tempi corretti bisogna quindi riferirsi alla specie precisa, non agli squali in generale.
Come nascono e che cosa succede dopo
I piccoli nati vivi escono dal corpo materno già capaci di nuotare e alimentarsi. Quelli ovipari rompono la capsula quando lo sviluppo è completo. In entrambi i casi possiedono l’aspetto di squali in miniatura, pur con proporzioni e colorazioni che possono cambiare crescendo.
Gli squali non forniscono normalmente cure parentali dopo la deposizione delle uova o il parto. I neonati devono trovare subito rifugio e cibo ed evitare predatori, compresi in alcuni casi squali più grandi.
Alcune femmine partoriscono in aree costiere poco profonde chiamate nursery, dove i giovani possono trovare più riparo e risorse. La presenza in una nursery non significa però che la madre rimanga ad accudirli.
La partenogenesi: possono riprodursi senza maschio?
In rari casi è stata documentata la partenogenesi, cioè lo sviluppo di un embrione da un uovo non fecondato. Il fenomeno è stato osservato in più specie, soprattutto in femmine mantenute a lungo senza accesso a maschi, ma anche in contesti naturali.
Non è la modalità abituale di riproduzione degli squali e non significa che tutti possano riprodursi da soli. La discendenza partenogenetica ha inoltre una diversità genetica ridotta rispetto a quella prodotta dalla riproduzione sessuale.
Prima di concludere che vi sia stata partenogenesi, i ricercatori devono anche considerare la capacità di alcune femmine di conservare sperma per periodi prolungati. La conferma arriva quindi dall’analisi genetica.
Perché la riproduzione rende molti squali vulnerabili
Molte specie crescono lentamente, raggiungono tardi la maturità sessuale, hanno gestazioni lunghe e producono poche uova o pochi piccoli. Una popolazione può quindi impiegare molto tempo per sostituire gli individui perduti.
Questa strategia funziona in condizioni naturali stabili, ma rende difficile recuperare quando la mortalità aumenta per pesca mirata, catture accidentali o degrado degli habitat. Non tutte le specie hanno lo stesso rischio, ma la biologia riproduttiva è un elemento centrale nelle valutazioni di conservazione.
Proteggere le femmine mature, le zone di accoppiamento e le nursery può essere particolarmente importante, perché la perdita di una sola generazione riproduttiva può avere effetti che durano anni.
Domande frequenti
Gli squali fanno le uova? Alcuni sì: gli squali ovipari depongono capsule chiamate comunemente borse della sirena. Molte altre specie partoriscono invece piccoli vivi.
Gli squali sono mammiferi? No, sono pesci cartilaginei. Il fatto che alcune specie partoriscano vivi non li rende mammiferi.
Come avviene la fecondazione? È interna: il maschio trasferisce lo sperma con uno dei due pterigopodi.
Che differenza c’è tra ovoviviparo e viviparo? Ovoviviparo è il termine tradizionale per gli embrioni trattenuti nel corpo e nutriti soprattutto dal tuorlo; oggi si parla più spesso di viviparità aplacentata.
La madre si prende cura dei piccoli? In genere no. Uova e neonati vengono lasciati autonomi.
Tutti gli embrioni di squalo si mangiano tra loro? No. Il cannibalismo intrauterino è una strategia particolare documentata nello squalo toro della sabbia, non una caratteristica di tutti gli squali.
Gli squali possono riprodursi senza maschio? La partenogenesi è possibile in alcune specie, ma è rara e non sostituisce la normale riproduzione sessuale.
Casi particolari
- Non tutti gli squali depongono uova: numerose specie partoriscono piccoli vivi.
- Il termine ovoviviparità è ancora usato, ma viviparità aplacentata descrive più precisamente molte di queste specie.
- Oofagia e cannibalismo intrauterino sono strategie di gruppi particolari, non la regola per tutti gli squali.
- La partenogenesi è rara e deve essere confermata geneticamente, anche perché alcune femmine possono conservare lo sperma.
- La durata della gestazione e il numero di piccoli variano enormemente fra specie.
Verifica le informazioni
Fonti ufficiali e affidabili
01Florida Museum of Natural History
Smithsonian Ocean
NOAA Fisheries
NOAA Fisheries
Shark Trust
Florida Museum of Natural History