Quando la febbre deve preoccupare

La febbre è un aumento temporaneo della temperatura corporea e spesso rappresenta una risposta dell’organismo a un’infezione. Negli adulti una temperatura di 38 °C o superiore viene generalmente considerata febbre, ma il valore cambia leggermente in base alla sede e al metodo di misurazione.

La temperatura da sola non misura la gravità della malattia. Una persona con 38,2 °C ma confusa, affannata o molto disidratata può avere bisogno di aiuto più rapidamente di una persona vigile e ben idratata con una temperatura più alta.

Per decidere cosa fare bisogna osservare insieme età, durata, sintomi associati, condizioni generali e malattie già presenti. Questa guida orienta alla scelta tra assistenza a casa, contatto con il medico ed emergenza, ma non sostituisce una valutazione sanitaria.

Quando chiamare subito il 112 o il 118

La febbre è un’emergenza quando si accompagna a difficoltà respiratoria importante, labbra o lingua bluastre, perdita di coscienza, persona che non risponde o è molto difficile da svegliare, confusione improvvisa oppure convulsioni.

Occorre chiedere soccorso immediato anche in presenza di forte dolore o pressione al petto, mal di testa molto intenso con rigidità della nuca o fastidio alla luce, oppure un’eruzione cutanea violacea che non scompare premendo un bicchiere trasparente sulla pelle.

Sono segnali urgenti anche l’impossibilità di bere, l’assenza di urina con marcata debolezza, il peggioramento rapidissimo e i sintomi di colpo di calore: temperatura molto alta dopo esposizione al caldo o sforzo, pelle molto calda, confusione, perdita di coordinazione o convulsioni. In queste situazioni non bisogna aspettare che l’antipiretico faccia effetto.

Quando un adulto dovrebbe chiamare il medico

Un adulto dovrebbe contattare il medico in giornata se la temperatura raggiunge o supera circa 39,4 °C, se continua a salire oppure se la febbre non migliora dopo circa 3 giorni di assistenza a casa. È opportuno chiamare prima se la situazione peggiora o appare insolita.

Serve un parere medico anche quando la febbre è accompagnata da vomito ripetuto, disidratazione, rash, dolore addominale importante, dolore a urinare, forte mal di testa, tosse con sangue, dolore toracico o difficoltà respiratoria non grave ma persistente.

Vanno riferiti al medico un recente intervento o ricovero, un viaggio internazionale, una puntura di zecca, l’inizio di un nuovo farmaco o la ricomparsa della febbre dopo un miglioramento. Queste informazioni possono modificare le cause da valutare e la rapidità degli accertamenti.

Chi deve sentire il medico più precocemente

Anziani fragili, persone immunodepresse, pazienti in chemioterapia, trapiantati e chi assume farmaci che riducono le difese immunitarie dovrebbero contattare il curante già alla comparsa della febbre o secondo il piano ricevuto dal proprio centro.

È prudente chiedere consiglio presto anche in gravidanza e in presenza di importanti malattie cardiache, polmonari, renali, neurologiche o metaboliche. In queste condizioni un’infezione può evolvere più rapidamente oppure presentarsi con una febbre modesta.

Le persone fragili possono avere sintomi meno evidenti. Confusione nuova, debolezza insolita, cadute, scarso appetito o peggioramento della respirazione meritano attenzione anche se il termometro non mostra valori molto alti.

Febbre nei neonati e nei bambini: le soglie importanti

Un neonato o lattante con meno di 3 mesi e temperatura di 38 °C o superiore deve essere valutato urgentemente da un medico, anche se sembra stare bene. Non bisogna somministrare farmaci senza avere prima ricevuto indicazioni sanitarie.

Tra 3 e 6 mesi, una temperatura di 39 °C o superiore richiede un contatto medico urgente. Nei primi 6 mesi è comunque consigliabile avere una soglia bassa per chiamare il pediatra, perché età, comportamento e capacità di alimentarsi contano quanto il numero.

Nei bambini più grandi occorre sentire il pediatra se la febbre persiste oltre 48 ore, e comunque senza attendere cinque giorni, se torna dopo un miglioramento, se il bambino non beve, urina poco, vomita ripetutamente, presenta dolore importante o non torna vivace quando la temperatura scende.

Segnali d’allarme nei bambini

Chiamare subito il 112 o il 118 se il bambino fatica a respirare, emette gemiti respiratori, rientra con il torace sotto le costole, diventa bluastro o molto pallido, è confuso, non risponde come al solito oppure è difficile da svegliare.

Sono emergenze anche una prima convulsione, rigidità della nuca, forte fastidio alla luce e un’eruzione che non sbianca sotto la pressione di un bicchiere. Durante una convulsione non mettere nulla in bocca: proteggere il bambino da urti, adagiarlo su un fianco quando possibile, annotare la durata e chiamare i soccorsi.

Contattare rapidamente il pediatra se il bambino è inconsolabile o insolitamente sonnolento, rifiuta i liquidi, non bagna il pannolino, piange senza lacrime, ha occhi infossati, vomito o diarrea importanti oppure non riprende le sue normali attività quando la febbre diminuisce.

Come misurare correttamente la temperatura

Usare un termometro digitale e seguire le istruzioni del dispositivo. Prima della misurazione è utile attendere dopo attività fisica, bagno caldo, bevande molto calde o fredde e permanenza sotto coperte pesanti.

La temperatura ascellare, orale, auricolare, frontale e rettale non produce sempre lo stesso valore. Quando si parla con il medico bisogna comunicare sia il numero sia la sede e il tipo di termometro utilizzato.

Nei bambini il Bambino Gesù indica come riferimenti pratici oltre 38 °C per la temperatura rettale e oltre 37,5 °C per quella ascellare. Una singola misurazione dubbia va ripetuta correttamente, senza però ritardare la richiesta di aiuto se il bambino appare molto malato.

Cosa fare a casa se non ci sono segnali d’allarme

Riposo, liquidi frequenti e abiti leggeri sono le misure principali. L’obiettivo è evitare la disidratazione: negli adulti l’urina dovrebbe restare abbastanza chiara; nei bambini bisogna controllare bevute, lacrime e pannolini o minzioni.

Non serve coprirsi eccessivamente per sudare e non è consigliabile raffreddare il corpo con ghiaccio, bagni freddi o spugnature con alcol. Questi metodi possono aumentare il disagio e l’alcol applicato sulla pelle può essere tossico, soprattutto nei bambini.

È prudente restare a casa e limitare i contatti mentre si ha febbre, curare l’igiene delle mani e non condividere bicchieri o posate. Se la persona peggiora, non beve o compaiono nuovi sintomi, va rivalutata la necessità di chiamare il medico.

Quando usare paracetamolo o ibuprofene

Gli antipiretici servono soprattutto a ridurre dolore e malessere, non a inseguire a ogni costo un numero normale sul termometro. Paracetamolo e ibuprofene possono non essere adatti a tutti: bisogna seguire il foglietto illustrativo e chiedere consiglio a medico o farmacista in caso di gravidanza, malattie, altri farmaci o dubbi sul dosaggio.

Nei bambini la dose deve essere stabilita in base al peso. Non alternare o associare paracetamolo e ibuprofene salvo indicazione di un professionista sanitario; non somministrare aspirina sotto i 16 anni e non dare farmaci a un lattante molto piccolo senza aver sentito il medico.

L’ibuprofene richiede particolare cautela in caso di disidratazione e può essere controindicato in alcune condizioni. Gli antibiotici non abbassano una febbre virale e devono essere utilizzati soltanto quando prescritti per una sospetta o confermata infezione batterica.

Se la febbre non scende con l’antipiretico

Il fatto che la temperatura non torni subito normale non indica da solo una situazione grave. È più utile osservare se, dopo il farmaco, la persona appare meno sofferente, beve, comunica e respira normalmente.

Non bisogna anticipare le dosi, raddoppiarle o usare più prodotti che contengono lo stesso principio attivo. Un sovradosaggio di paracetamolo o un uso inappropriato di altri antinfiammatori può causare danni seri.

Se la febbre continua a salire, non migliora nei tempi indicati, ricompare dopo essere scomparsa o si associa a segnali d’allarme, va contattato il medico. In presenza di rischio per la vita si chiamano direttamente 112 o 118.

Febbre e colpo di calore non sono la stessa cosa

Nella febbre l’organismo alza temporaneamente il proprio punto di regolazione, spesso per reagire a un’infezione. Nel colpo di calore, invece, il corpo non riesce a disperdere il calore accumulato: è una condizione diversa e potenzialmente letale.

Una temperatura molto alta dopo caldo intenso o esercizio, associata a pelle calda, respiro rapido, confusione, mancata coordinazione, convulsioni o perdita di coscienza, richiede il 112 o il 118. Nell’attesa bisogna spostare la persona al fresco e iniziare a raffreddarla seguendo le istruzioni dell’operatore.

Non attribuire automaticamente al caldo una febbre accompagnata da altri sintomi: infezioni e colpo di calore possono presentarsi nello stesso periodo e soltanto una valutazione clinica può chiarire la causa.

Quali informazioni dare al medico

Annotare il valore massimo, l’ora, la sede della misurazione e da quanto dura la febbre. Segnalare farmaci assunti, dosi e orari, senza dimenticare prodotti combinati per raffreddore o influenza che possono già contenere paracetamolo.

Descrivere i sintomi associati, quanto la persona beve e urina, eventuali eruzioni, dolore, tosse, vomito, diarrea, viaggi, contatti con malati, punture di insetti o zecche e malattie preesistenti.

Per un bambino sono particolarmente utili peso, età esatta, numero di pannolini bagnati, capacità di alimentarsi e comportamento quando la temperatura scende. Questi dati aiutano il pediatra a indicare se continuare l’osservazione a casa o organizzare una visita.

Domande frequenti

37,5 °C è febbre? Dipende da sede, ora e persona; negli adulti si usa spesso 38 °C come soglia pratica, mentre una misura ascellare può risultare più bassa della temperatura centrale.

Una febbre alta è sempre pericolosa? No: contano soprattutto condizioni generali, sintomi, età e fragilità. Tuttavia circa 39,4 °C o più nell’adulto merita un contatto medico.

Quando chiamare per un neonato? Sotto i 3 mesi, 38 °C o più richiede una valutazione urgente.

Quando andare al pronto soccorso? In presenza di difficoltà respiratoria, mancata risposta, convulsioni, rigidità della nuca, colorito bluastro, grave disidratazione o rash che non sbianca.

Per quanti giorni si può aspettare? Nell’adulto va sentito il medico se non migliora entro circa 3 giorni; per un bambino è prudente chiamare il pediatra già dopo 48 ore o prima se preoccupa.

Gli antipiretici prevengono le convulsioni febbrili? No. Servono a ridurre il malessere e vanno usati correttamente.

Serve un antibiotico? Non automaticamente: molte febbri sono virali e l’antibiotico va preso soltanto su prescrizione.

Casi particolari

  • Chiama subito il 112 o il 118 per difficoltà respiratoria grave, perdita di coscienza, confusione, convulsioni o colorito bluastro.
  • Febbre con forte mal di testa, rigidità della nuca o rash che non sbianca richiede assistenza immediata.
  • Sotto i 3 mesi, una temperatura di 38 °C o più deve essere valutata urgentemente.
  • Tra 3 e 6 mesi, 39 °C o più richiede un contatto medico urgente.
  • Nell’adulto, circa 39,4 °C o più o febbre che non migliora dopo 3 giorni sono motivi per chiamare il medico.
  • Immunodepressi, pazienti oncologici, anziani fragili e persone con gravi malattie croniche devono chiedere consiglio precocemente.
  • Il numero sul termometro non basta: respirazione, vigilanza, idratazione e comportamento sono determinanti.
  • Usa liquidi, riposo e abiti leggeri; evita ghiaccio, bagni freddi e spugnature con alcol.
  • Gli antipiretici servono per il malessere e vanno usati secondo indicazioni; non raddoppiare le dosi.
  • Nei bambini non alternare paracetamolo e ibuprofene e non usare aspirina senza indicazione sanitaria.
  • Gli antibiotici non curano le infezioni virali e richiedono una prescrizione.
  • Una temperatura molto alta dopo esposizione al caldo con confusione può essere un colpo di calore ed è un’emergenza.

Verifica le informazioni

Fonti ufficiali e affidabili

01
Febbre: sintomi, trattamento e quando consultare il medico

ISSalute — Istituto Superiore di Sanità

02
Febbre nel bambino: misurazione e uso degli antipiretici

Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

03
Quando portare il bambino al pronto soccorso

Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

04
Febbre negli adulti

NHS

05
Febbre nei bambini e segnali d’allarme

NHS

06
Soglie e motivi per contattare un professionista sanitario

MedlinePlus — U.S. National Library of Medicine

07
Quando chiamare il 112 o il 118

Ministero della Salute