Quanti gatti ci sono nel mondo: la risposta più corretta

Nel mondo vivono centinaia di milioni di gatti domestici, ma non conosciamo un totale esatto e aggiornato. La cifra di circa 600 milioni è molto diffusa: la riporta anche l’International Fund for Animal Welfare. È però una stima generale, non il risultato di un censimento simultaneo di tutti i gatti del pianeta. Scrivere «nel 2026 ci sono esattamente 600 milioni di gatti» darebbe quindi al numero una precisione che non possiede.

Per capire quanti siano davvero bisogna separare almeno due domande: quanti gatti vengono tenuti come animali da compagnia e quanti vivono senza un proprietario identificabile. Su alcune popolazioni domestiche esistono indagini periodiche; sui gatti liberi le informazioni sono più frammentarie. La risposta utile non è scegliere la cifra più grande trovata online, ma capire chi è stato contato, dove, quando e con quale metodo.

Da dove arriva la stima dei 600 milioni

Una traccia importante si trova nella valutazione IUCN pubblicata nel 2015, che cita una stima di circa 600 milioni di gatti domestici attribuita a Baker e collaboratori nel 2010. Quel documento riguarda il gatto selvatico e menziona i domestici nel contesto delle interazioni fra popolazioni: non è un nuovo censimento mondiale del 2015, né tantomeno del 2026.

La data è essenziale. Una cifra ripetuta in una pagina appena aggiornata può provenire da una ricerca molto più vecchia. La formulazione prudente è dunque «una stima storica frequentemente citata parla di circa 600 milioni». Il valore aiuta a comprendere l’ordine di grandezza, ma non permette di sapere quanti gatti siano nati, morti, adottati o registrati in ogni Paese negli anni successivi. La data della pagina e quella del dato non sono necessariamente la stessa cosa.

Gatti domestici non significa soltanto gatti che vivono in casa

Il termine domestico può indicare la specie, Felis catus, oppure descrivere informalmente un animale che vive con una famiglia. Sono due significati diversi. Un gatto senza proprietario, anche se evita le persone, non diventa automaticamente un gatto selvatico appartenente a un’altra specie. La guida di Cats Protection sui gatti ferali distingue proprio i domestici non socializzati dalle popolazioni selvatiche.

Di conseguenza, una stima della popolazione mondiale di gatti domestici può comprendere animali di proprietà, randagi e inselvatichiti. Una statistica sui pet, invece, riguarda generalmente gli animali da compagnia. Confondere questi insiemi porta a confronti sbagliati: non possiamo sottrarre il numero dei pet europei da una stima globale per ottenere i randagi d’Europa, perché cambiano sia il territorio sia la popolazione considerata. Anche le parole nella legenda di una tabella fanno parte del dato.

Gatti di proprietà, randagi, di colonia e ferali

Un gatto di proprietà ha una persona o una famiglia che ne assume la responsabilità, anche quando gli permette di uscire. Un randagio può essere un animale smarrito o abbandonato; un gatto ferale è in genere poco o per nulla socializzato alle persone. I gatti di comunità o di colonia possono essere alimentati e seguiti da volontari senza appartenere a una singola famiglia. La revisione scientifica sulla gestione delle popolazioni feline, pubblicata nel 2025, chiarisce queste distinzioni.

Le categorie non sono immobili. Un gatto può passare dalla casa a un rifugio, essere adottato oppure perdersi. Per descrivere la popolazione di un giorno bisogna attribuirgli una condizione in quel momento; per studiare un anno occorre osservare anche i passaggi. Se lo stesso animale viene contato prima come ospite di un rifugio e poi come adottato, sommare le due rilevazioni non significa aver trovato due gatti diversi.

Perché non basta contare i gatti che incontriamo

I gatti visibili rappresentano soltanto una parte di quelli presenti. Alcuni rimangono in casa, altri escono in determinate ore, altri ancora si nascondono o frequentano giardini privati. Una ricerca pubblicata su Frontiers in Ecology and Evolution mostra perché attività, disponibilità all’osservazione e probabilità di rilevamento rendano complesso stimare i gatti che si muovono liberamente.

Immaginiamo due strade con lo stesso numero di gatti. Nella prima ci sono punti di alimentazione all’aperto; nella seconda molti animali vivono in cortili chiusi. Una passeggiata potrebbe suggerire una grande differenza, pur senza misurare la popolazione reale. È un esempio illustrativo, non una rilevazione. Per ridurre l’errore servono osservazioni ripetute, aree definite e criteri coerenti, anziché una fotografia occasionale o il numero di animali incontrati durante una vacanza.

Come si stimano i gatti che vivono con una famiglia

Un metodo frequente parte da un campione di famiglie: quante possiedono almeno un gatto e quanti animali possiede, mediamente, ciascuna famiglia proprietaria. Queste informazioni vengono rapportate al numero complessivo delle famiglie del territorio. La metodologia del CATS Report 2025 documenta l’uso di un’indagine rappresentativa, delle risposte dei proprietari e dei dati sulle famiglie dell’Office for National Statistics.

Non vengono quindi visitate tutte le case. La qualità dipende dal campione, dalle domande e dall’attendibilità delle risposte. Una rilevazione che coinvolgesse soltanto lettori di una rivista felina tenderebbe a includere molti appassionati e non rappresenterebbe necessariamente il Paese. Le indagini devono considerare anche chi non possiede animali: senza questo gruppo non possiamo sapere quanto sia diffusa la presenza del gatto nella popolazione generale. La stima finale resta una stima, anche quando è costruita con cura.

Un esempio pratico: famiglie con gatti e numero di animali

Facciamo un esempio completamente ipotetico. In un territorio con un milione di famiglie, supponiamo che il 30% possieda gatti e che ciascuna famiglia proprietaria ne abbia in media 1,6. Le famiglie con gatti sarebbero 300.000; moltiplicandole per 1,6 otterremmo una stima di 480.000 gatti di proprietà. Nessuno di questi valori descrive un Paese reale: servono soltanto a rendere comprensibile il calcolo.

Il risultato cambierebbe se variasse uno degli ingredienti. Il 30% non è la percentuale di cittadini che possiedono un gatto, e 1,6 non è il numero medio per tutte le famiglie: è la media fra quelle proprietarie. Usare una percentuale riferita agli adulti e moltiplicarla per il numero delle famiglie mescolerebbe unità diverse. Quando leggiamo una statistica, dobbiamo quindi cercare il denominatore: persone, famiglie, proprietari o animali. Sono grandezze collegate, ma non intercambiabili.

Quanti gatti ci sono in Europa e in Italia

Il rapporto FEDIAF 2026, con dati riferiti al 2024, stima 110.861.000 gatti da compagnia nel perimetro europeo considerato. Per l’Italia indica 11.900.000 animali. Sono dati sui pet: non costituiscono un conteggio di tutti i gatti randagi o di colonia. La tabella riporta alcuni valori dello stesso rapporto, così da mantenere coerenti anno e fonte.

Gatti da compagnia in alcuni Paesi europei: stime, non censimenti di tutti i gatti. Rapporto pubblicato nel 2026; dati 2024. I Paesi elencati sono già inclusi nel totale europeo.Fonte: Fonte: FEDIAF, Facts & Figures 2026, popolazione felina europea, p. 28.
TerritorioGatti da compagnia stimatiAnno dei dati
Europa nel perimetro FEDIAF110.861.0002024
Francia16.700.0002024
Germania15.900.0002024
Regno Unito12.300.0002024
Italia11.900.0002024
Polonia7.463.0002024
Spagna4.939.0002024

Europa non significa automaticamente Unione europea

FEDIAF spiega nella propria nota metodologica che il perimetro copre 41 Paesi del Consiglio d’Europa e comprende tutti i membri dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo. La Russia non è inclusa. Inoltre, il rapporto pubblicato nel giugno 2026 raccoglie dati del 2024: il ritardo è parte del processo di raccolta e verifica, non un errore nella tabella.

Questa distinzione impedisce due equivoci. Il totale europeo non è il totale dei soli 27 Stati dell’UE, e non descrive indistintamente ogni territorio che potremmo chiamare europeo in senso geografico. La stessa fonte invita alla cautela nei confronti annuali quando cambia l’insieme dei Paesi coperti. Una diminuzione apparente può dipendere dall’esclusione di un territorio; un aumento può derivare dall’inclusione di nuovi Paesi. Prima di interpretare una tendenza bisogna confrontare anche il perimetro, non soltanto l’ultima riga del prospetto.

Il Regno Unito: un dato realmente riferito al 2026

Il CATS Report 2026 di Cats Protection stima 11,7 milioni di gatti di proprietà nel Regno Unito e indica che il 27% delle famiglie ne possiede almeno uno. La stessa indagine riporta 10,2 milioni per il 2025. Questi numeri permettono di descrivere la rilevazione di quella specifica organizzazione, senza trasformarla in una classifica mondiale.

Il valore britannico è diverso da quello nella tabella FEDIAF, che riguarda il 2024 ed è costruito con un altro processo di raccolta. Non possiamo leggere la differenza come una diminuzione certa fra 2024 e 2026: sarebbe un confronto fra fonti e anni non allineati. Quando due rapporti autorevoli non coincidono, la prima domanda non è necessariamente quale sia sbagliato. Bisogna verificare definizioni, campioni e metodo. Per studiare l’evoluzione è preferibile una serie omogenea della stessa indagine.

Qual è il Paese con più gatti?

Una classifica mondiale richiederebbe dati confrontabili di tutti i Paesi, compresi quelli con popolazioni libere scarsamente osservate. Nelle fonti consultate non c’è un censimento globale omogeneo che consenta di assegnare con sicurezza questo primato nel 2026. Numero di pet, totale dei domestici e percentuale di famiglie proprietarie darebbero comunque classifiche differenti.

Anche il Paese più popoloso non è automaticamente quello con la maggiore diffusione del gatto. Un territorio grande può avere più animali in valore assoluto ma una quota inferiore di famiglie proprietarie. Per esempio, due Paesi immaginari con due e quattro milioni di gatti non possono essere confrontati quanto a diffusione senza conoscere le rispettive popolazioni o famiglie. Il secondo potrebbe avere dieci volte gli abitanti del primo. Un titolo sul «Paese che ama di più i gatti» non si dimostra soltanto contando gli animali.

Quanti sono i gatti randagi nel mondo?

Non emerge dalle fonti consultate una stima mondiale recente e sufficientemente omogenea dei soli gatti senza proprietario. Le cifre circolanti cambiano anche perché includono gruppi diversi. Un’indagine sul randagismo urbano non copre necessariamente le campagne; una rilevazione sulle colonie note non intercetta tutti i gatti isolati. È scorretto inventare il totale dei randagi sottraendo due stime incompatibili.

Un esempio concreto viene dallo studio del 2021 su Scientific Reports: gli autori stimavano circa 247.000 gatti senza proprietario nelle aree urbane del Regno Unito, con un intervallo di credibilità al 95% da circa 157.000 a 366.000. È un risultato riferito a un ambito preciso e a una ricerca storica. Non comprende automaticamente tutti i gatti rurali del Paese e non può essere moltiplicato per il numero dei Paesi del mondo. L’intervallo comunica l’incertezza del modello.

Perché i dati dei rifugi non sono il totale dei randagi

Un rifugio osserva gli animali che entrano nella propria struttura, non ogni gatto presente nei dintorni. Il modello scientifico Cat: Empirical modelling of Felis catus population dynamics in the UK considera separatamente gatti di proprietà, randagi, ferali e ospiti dei rifugi, insieme ai passaggi fra questi gruppi. L’insieme non si riduce alle sole presenze nelle strutture.

Per leggere correttamente un bilancio dobbiamo distinguere uno stock da un flusso. «Cento gatti presenti il 31 dicembre» è una fotografia; «cinquecento ingressi nell’anno» descrive un’attività nel tempo. Un animale può essere adottato, rientrare e comparire in più eventi. Gli ingressi sono preziosi per conoscere il carico del rifugio, ma non sono automaticamente il numero di individui distinti, né il totale dei gatti senza casa della città. È la stessa differenza fra persone presenti in una sala e accessi registrati durante tutta la giornata.

Le sterilizzazioni non sono un censimento dei gatti liberi

Il Ministero della Salute pubblica dati regionali sul randagismo, comprendendo anche le sterilizzazioni dei gatti. Questi dati descrivono interventi e attività dei servizi: non vanno confusi con un conteggio completo della popolazione felina italiana. Un registro amministrativo risponde alla domanda per cui è stato costruito.

Supponiamo, ancora con numeri inventati, che un territorio registri 800 sterilizzazioni in un anno. Non significa che vi siano soltanto 800 gatti liberi: potrebbero esserci animali già sterilizzati negli anni precedenti e altri non ancora raggiunti dal servizio. Nemmeno dividere le operazioni per una percentuale scelta arbitrariamente produrrebbe una stima attendibile. Le attività possono variare con disponibilità dei veterinari, campagne e collaborazione dei volontari. Per valutare la popolazione servono informazioni aggiuntive su individui, territorio e copertura della rilevazione.

Perché i gatti sono così diffusi nel pianeta

La distribuzione mondiale dei gatti non è soltanto il risultato della loro riproduzione: è legata alla storia degli esseri umani. Lo studio sul DNA antico pubblicato su Nature Ecology & Evolution nel 2017 documenta contributi delle popolazioni del Vicino Oriente e dell’Egitto alla storia del gatto domestico, e una diffusione collegata a rotte commerciali terrestri e marittime.

Il gatto ha seguito insediamenti e spostamenti umani, trovando opportunità nelle vicinanze delle persone. Questa storia spiega perché oggi la stessa specie possa essere presente in appartamenti, fattorie e ambienti urbani molto lontani fra loro. Non autorizza però a supporre che ogni ambiente ospiti la stessa densità. La diffusione geografica e il numero di individui sono aspetti distinti: una specie può occupare molti territori ed essere concentrata soprattutto in alcune aree. La storia della sua espansione non sostituisce la misurazione della popolazione contemporanea.

Più nascite non significano una crescita illimitata

Una popolazione cambia attraverso nascite, morti, ingressi e uscite. Per una colonia, un’adozione può rappresentare un’uscita e l’arrivo di un gatto abbandonato un ingresso; a livello mondiale, un’adozione cambia invece la condizione dell’animale, non aggiunge un nuovo individuo al totale. Distinguere queste scale è indispensabile prima di usare grafici sulla crescita.

Le rappresentazioni in cui una coppia di gatti produrrebbe una quantità enorme di discendenti assumono spesso che tutti sopravvivano e si riproducano senza limiti. Non sono previsioni automatiche del mondo reale. Una ricerca sul controllo delle popolazioni libere mostra l’importanza dell’intensità degli interventi e dei movimenti degli animali. Per valutare la crescita locale occorre seguire la popolazione nel tempo. Moltiplicare ogni anno il totale mondiale per un tasso scelto senza prove non rende più recente una vecchia stima.

Sterilizzazione e identificazione: perché aiutano anche a conoscere la popolazione

La sterilizzazione previene cucciolate non programmate; l’identificazione facilita il collegamento fra un animale e chi ne è responsabile. Sono strumenti diversi e complementari. Il Cornell Feline Health Center descrive il ruolo della sterilizzazione nella prevenzione delle gravidanze indesiderate. Per tempi e indicazioni sul singolo gatto bisogna rivolgersi al veterinario.

Un animale correttamente identificato è anche più facile da distinguere da un gatto senza proprietario quando viene ritrovato. L’AVMA spiega il funzionamento del microchip: la sua utilità richiede registrazione e dati di contatto aggiornati. Un’anagrafe, tuttavia, non diventa automaticamente un censimento completo. Se alcuni animali non sono registrati, se i trasferimenti non vengono aggiornati o se le informazioni sui decessi sono incomplete, il numero dei record non coincide necessariamente con i gatti effettivamente presenti. La qualità dei dati conta quanto la loro quantità.

Colonie feline in Italia: il ruolo delle istituzioni e dei volontari

La legge quadro n. 281 del 1991 prevede che i gatti che vivono in libertà siano sterilizzati dall’autorità sanitaria territorialmente competente e riammessi nel proprio gruppo. La disciplina nazionale è accompagnata da procedure regionali e locali. Chi segue una colonia deve quindi fare riferimento al Comune e al servizio veterinario dell’azienda sanitaria per informazioni operative aggiornate.

Per conoscere una colonia è utile registrare gli individui, i nuovi arrivi, le nascite, le sterilizzazioni e le adozioni. Un elenco di colonie, invece, conta gruppi: dieci colonie non equivalgono a dieci gatti, né possiamo attribuire a tutte una dimensione standard. Le osservazioni dei volontari diventano più utili se sono ordinate, datate e condivise attraverso i canali previsti. Questo lavoro locale non produce da solo un totale mondiale, ma offre dati concreti per programmare interventi e verificare se una situazione stia migliorando.

Tanti gatti: benessere animale e biodiversità

Conoscere le popolazioni serve a pianificare cure, sterilizzazioni e adozioni, ma anche a valutare gli effetti sulla fauna. La ricerca globale sulle prede dei gatti liberi pubblicata su Nature Communications nel 2023 ha documentato 2.084 specie nella loro dieta. Non significa che ogni gatto mangi tutte queste specie o che il dato quantifichi da solo il numero di animali predati.

L’effetto dipende dal territorio, dalle specie presenti e dalla possibilità di accesso all’esterno. Un gatto in un ambiente domestico protetto e un gatto che caccia su un’isola non rappresentano la stessa situazione ecologica. Tutela dei gatti e protezione della biodiversità non devono essere ridotte a slogan contrapposti: richiedono interventi responsabili e conoscenza locale. Per i proprietari, prevenire l’abbandono e organizzare una gestione sicura dell’animale sono decisioni concrete; il totale mondiale, da solo, non suggerisce una soluzione valida per ogni contesto.

Come riconoscere una statistica affidabile sui gatti

Prima di condividere una cifra, controlliamo cinque elementi: autore della ricerca, anno dei dati, territorio coperto, definizione di gatto incluso e metodo di stima. Una fonte può essere autorevole e pubblicare comunque un dato che risponde a una domanda diversa dalla nostra. Il numero degli animali registrati, ad esempio, non misura automaticamente tutti quelli presenti.

Un secondo controllo riguarda l’aritmetica. Se una pagina dichiara un totale ma le categorie indicate superano quel totale, dobbiamo cercare chiarimenti prima di ripetere la suddivisione. Un terzo riguarda le classifiche: Europa e singoli Paesi non vanno sommati, perché i Paesi sono già compresi nel totale. Infine, una cifra riportata con molte cifre decimali non è necessariamente più precisa. Una stima modellizzata può produrre un valore puntuale dettagliato e avere comunque un ampio intervallo di incertezza. La precisione grafica non elimina l’errore statistico.

La risposta da ricordare, senza trasformare una stima in certezza

La conclusione è che i gatti domestici nel mondo sono dell’ordine delle centinaia di milioni. Circa 600 milioni è un riferimento storico frequentemente citato, non un totale verificato del 2026. Per alcune aree possiamo usare indagini più recenti, purché siano accompagnate dalla definizione della popolazione e dall’anno effettivo dei dati. Non abbiamo ricavato una nuova stima globale sommando rapporti nazionali incompleti.

Il dato più utile dipende anche dalla domanda. Per capire la diffusione nelle famiglie servono indagini sui pet; per gestire il randagismo servono rilevazioni sul territorio; per programmare un rifugio servono ingressi, uscite e presenze. Se dalla curiosità sui numeri vuoi passare alla conoscenza dell’animale, puoi approfondire quanto vive un gatto e perché il gatto fa le fusa. Il numero racconta la diffusione della specie; osservare bisogni e comportamenti aiuta a prendersi cura del singolo gatto.

Verifica le informazioni

Fonti ufficiali e affidabili

01
International Fund for Animal Welfare

ifaw.org

02
valutazione IUCN pubblicata nel 2015

doi.org

03
guida di Cats Protection sui gatti ferali

cats.org.uk

04
revisione scientifica sulla gestione delle popolazioni feline

frontiersin.org

05
Frontiers in Ecology and Evolution

frontiersin.org

06
metodologia del CATS Report 2025

cats.org.uk

07
rapporto FEDIAF 2026

europeanpetfood.org

08
nota metodologica

europeanpetfood.org

09
CATS Report 2026 di Cats Protection

cats.org.uk

10
studio del 2021 su Scientific Reports

nature.com

11
Cat: Empirical modelling of Felis catus population dynamics in the UK

pmc.ncbi.nlm.nih.gov

12
Ministero della Salute pubblica dati regionali sul randagismo

salute.gov.it

13
studio sul DNA antico pubblicato su Nature Ecology & Evolution nel 2017

nature.com

14
ricerca sul controllo delle popolazioni libere

pmc.ncbi.nlm.nih.gov

15
Cornell Feline Health Center

vet.cornell.edu

16
AVMA spiega il funzionamento del microchip

ebusiness.avma.org

17
legge quadro n. 281 del 1991

mase.gov.it

18
ricerca globale sulle prede dei gatti liberi pubblicata su Nature Communications nel 2023

nature.com